Contro il forno Pd-M5s appena inaugurato da Luigi Di Maio e Maurizio Martina i renziani rispondono con la forza dei numeri. Un muro di tweet per dire che loro a quel forno proprio non si vogliono servire. Matteo Renzi segue l’evolversi della giornata chiuso nel suo studio a Palazzo Giustiniani. Il risveglio offre l’intervista con cui Dario Franceschini anticipa, di fatto, i contenuti della relazione di Maurizio Martina dopo l’incontro con Roberto Fico. L’unica condizione del reggente per sedersi al tavolo delle trattative e’ che Di Maio chiuda immediatamente il tavolo aperto da 50 giorni con la Lega. Cosa che Di Maio non esita a fare quattro ore dopo, quando e’ lui a comparire nella sala della regina di Montecitorio per riferire dell’incontro con Roberto Fico. E’ a questo punto che la batteria renziana ricomincia a sparare sui pontieri.
Nasce l’hashtag #senzadime per dire che, nella direzione che sara’ convocata la prossima settimana, i renziani voteranno contro ogni ipotesi di accordo. Ma al di la’ degli hashtag, spiegano fonti del Pd che stanno sostenendo in queste ore il tentativo di Martina, “50 giorni senza governo cominciano a pesare sul Paese. Dobbiamo renderci conto che il 33 per cento degli iscritti Cgil e’ per il M5s, che la Lega delle Cooperative dell’Emilia fanno dichiarazioni esplicitamente favorevoli al dialogo con loro, che il Cardinale Gualtiero Bassetti dice che non sono il demonio. A questo si aggiunga che 4 milioni di elettori Pd li hanno votati”. Numeri alla mano, pero’, l’impresa di Martina appare quasi irrealizzabile. I renziani sono ancora maggioranza in direzione come in assemblea, senza parlare dei gruppi parlamentari che portano la firma autografa dell’ex segretario. Gruppi che, nel caso si concretizzasse l’asse con il M5s, sarebbero impossibili da governare senza l’avallo dell’ex premier. Matteo Renzi segue il dipanarsi della vicenda dal suo studio di senatore a Palazzo Giustiniani. Con Martina non si sente e a Martina non invia alcun via libera.
“Se il fatto nuovo” della chiusura del forno con la Lega “verra’ confermato solennemente e quindi se si dichiarera’ la chiusura definitiva dello scenario, per noi e’ un punto di novita’ che il Pd deve essere chiamato a valutare”, sono le parole utilizzate da Martina. di qui lo stupore dei renziani : “Non ce l’aspettavamo. Martina va da solo”, aggiungono. di solitudine, pero’, Martina non dovrebbe soffrire in questo momento visto che attorno a lui si va coagulando un fronte ampio che raccoglie, oltre alla minoranza di Orlando ed Emiliano, anche il cosiddetto ‘partito dei ministri’, con Dario Franceschini e Paolo Gentiloni, un manipolo consistente diamministratori di peso, come Nicola Zingaretti e Sergio Chiamparino, a cui si aggiungono esponenti dem che, pur avendo sostenuto Matteo Renzi, si dicono favorevoli almeno a sedersi al tavolo con Luigi diMaio. Tra questi ultimi c’e’ un peso massimo del partito come Piero Fassino che, prima dell’ultima campagna elettorale, era stato elevato da Renzi al rango di ambasciatore tra le altre forze della sinistra per creare un fronte comune contro M5s e centro destra.