“Anche oggi nei nostri interventi in assemblea c’e’ stato un ennesimo generoso tentativo unitario. E’ purtroppo caduto nel nulla. Abbiamo atteso invano un’assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da noi, ma anche in altri interventi di esponenti della maggioranza del partito. La replica finale non e’ neanche stata fatta. E’ ormai chiaro che e’ Renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi cosi’ una responsabilita’ gravissima”. Lo affermano Michele Emiliano, Enrico Rossi, Roberto Speranza.
“Con la nota dei tre della minoranza siamo passati da ‘In mezz’ora’ a ‘Scherzi a parte'”. Lo scrive su Twitter Ernesto Carbone, deputato Dem, commentando la nota di Michele Emiliano, Roberto Speranza ed Enrico Rossi.
Avevamo capito dalle parole di Emiliano in assemblea che ci fosse una volonta’ di riconciliazione e di dialogo. Ma, a giudicare dall’ultimo comunicato dei tre candidati alla segreteria, la parola di Emiliano vale poco piu’ di mezz’ora, visto che quell’apertura non sembrerebbe piu’ esistere”. Lo dichiara Emanuele Fiano, capogruppo PD in commissione Affari costituzionali alla Camera.
Scissione a ritmo lento. Almeno quarantotto ore di riflessione per la minoranza al termine di un’assemblea che ha visto il partito arrivare sull’orlo della spaccatura. Martedi’ sara’ convocata la direzione che deve nominare la commissione per il congresso, alla quale e’ demandata la data dell’assise. Ufficialmente circola ancora il 7 maggio, ma dopo l’intervento di Emiliano, che ha chiesto una conferenza programmatica prima delle amministrative e le primarie dopo l’appuntamento elettorale, potrebbe aprirsi uno spiraglio per una piccola dilazione. Non tanto da soddisfare, in ogni caso, le richieste che venivano dalla minoranza bersaniana e da Enrico Rossi. “Renzi ha alzato un muro”, hanno detto all’unisono Pier Luigi Bersani e Rossi dopo il discorso del segretario, che oggi si e’ dimesso dicendo “basta alle discussioni perenni” che sono un regalo a Grillo e Casaleggio, ed ha definito la minaccia di scissione “un ricatto”. Piu’ soft rispetto alle altre minoranze l’intervento di Michele Emiliano, che ha parlato, come ha spiegato Rossi, “per fare un ultimo tentativo di convincere Renzi”. Per il governatore pugliese “la soluzione per togliere alibi al processo di scissione e’ vicina. Basta che ognuno faccia un passo indietro”.
Bersaniani e Rossi, off the record, non sono cosi’ ottimisti. Anche se attendono di vedere le decisioni della commissione per le regole. “Fino all’ultimo c’e’ speranza”, spiega Rossi. Mentre i bersaniani escludono di entrare nella commissione. Emiliano crede invece di poter svolgere ancora un ruolo di mediazione. A nessuno e’ sfuggito che oggi si sia rivolto a Renzi con un appello dai toni sensibilmente diversi da quelli usati ieri alla riunione delle sinistre. “Mi fido del segretario”, ha detto, 24 ore dopo aver chiesto “scusa per aver sostenuto Renzi in passato”. Un mutamento di umore colto da Antonello Giacomelli, che prendendo la parola dal palco si e’ chiesto: “Per caso era il sosia di Emiliano?”.
“Preoccupazione, sconcerto, rabbia e poi anche orgoglio, fiducia, voglia di ripartire: questi i sentimenti – anche contrastanti- con cui lascio Roma dopo l’Assemblea che ha aperto la fase congressuale”. Lo dice Marina Sereni, vice presidente della Camera al termine dell’Assemblea nazionale del PD. “Ho ascoltato molti interventi importanti alcuni dei quali – primi fra tutti quelli di Fassino, Veltroni, Franceschini – hanno messo perfettamente in luce il valore del PD, la necessita’ di salvaguardare il progetto di un grande partito riformista per l’Italia e l’Europa di domani- aggiunge- Ho ascoltato anche le parole di alcuni esponenti della minoranza da cui onestamente si fatica a trarre motivazioni sufficienti per una scissione”. “Lavoro e nuove tecnologie, globalizzazione e diseguaglianze, Europa, Brexit e Trump: di questo c’e’ bisogno di discutere per declinare i valori della sinistra e delle culture progressiste negli sconvolgenti cambiamenti che si stanno producendo attorno a noi- spiega- A questo puo’ e deve servire il congresso che si apre e al quale ancora spero possa partecipare tutto il PD, con la ricchezza e la pluralita’ delle posizioni che si sono espresse nell’Assemblea di oggi. Magari dedicando una parte del confronto tra noi anche alla forma del partito, agli strumenti con i quali siamo presenti nella societa’ e parliamo con le nuove generazioni”. “Martedi’ la direzione del partito si riunira’ per nominare la commissione per il congresso e definire il percorso congressuale. Da qui ad allora spero che le ragioni dell’unita’ del PD possano prevalere sulle spinte alla divisione nei nostri gruppi dirigenti. In ogni caso- conclude- e’ nostro dovere stare vicini ai nostri iscritti ed elettori e tenere unito il popolo di centrosinistra perche’ il PD non e’ proprieta’ nostra ma loro. E questo non lo possiamo mai dimenticare”.