Il Governo ha depositato in Commissione Bilancio al Senato un emendamento alla manovra da 3,5 miliardi di euro che introduce una doppia stretta sulle pensioni anticipate. Le nuove norme, annunciate dal Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, prevedono un allungamento dei tempi di uscita e una penalizzazione per chi ha riscattato gli anni di laurea.
Finestre Mobili: Uscita posticipata fino a 6 mesi
La prima misura riguarda la cosiddetta “finestra mobile”, ovvero il periodo di attesa tra la maturazione dei requisiti e l’effettiva erogazione dell’assegno. Per chi maturerà il diritto alla pensione anticipata dopo il 2031, l’attesa crescerà progressivamente:
- 4 mesi per chi matura il diritto nel 2032;
- 5 mesi nel 2033;
- 6 mesi a partire dal 1° gennaio 2035.
Riscatto Laurea: “Taglio” fino a 30 mesi
Ancora più drastica la norma sul riscatto della laurea breve. Dal 2031, gli anni riscattati varranno meno ai fini del calcolo per la pensione anticipata. La penalizzazione sarà incrementale: si partirà da una riduzione di 6 mesi per chi matura il diritto nel 2031, fino a raggiungere un taglio di 30 mesi (due anni e mezzo) per chi maturerà i requisiti nel 2035. In sostanza, pur avendo pagato per il riscatto, i contributi non varranno interamente per anticipare l’uscita dal lavoro.
Immediata la levata di scudi di sindacati e opposizioni. Maria Cecilia Guerra (PD) ha definito la misura una “mega fregatura,” ironizzando sull’età pensionabile di Meloni che punta “verso l’infinito e oltre.”
Duro anche l’attacco di Angelo Bonelli (AVS), che ha ricordato le promesse elettorali del centrodestra: “Vi ricordate lo slogan ‘aboliremo la Fornero’? Era propaganda. Oggi la destra non solo non abolisce nulla, ma peggiora le condizioni scaricando i costi su chi lavora e chi studia per finanziare la corsa al riarmo.”
Oltre alla stretta sulle pensioni anticipate, l’emendamento del Governo alla manovra introduce novità sostanziali per i neo-assunti e per le medie imprese. L’obiettivo è duplice: spingere la previdenza complementare per i più giovani e centralizzare maggiori flussi finanziari presso l’INPS.
Per i neo-assunti arriva una sorta di “silenzio-assenso” per la previdenza integrativa. Chi entra nel mondo del lavoro vedrà il proprio TFR maturando destinato automaticamente ai fondi pensione, a meno di un’esplicita rinuncia. Il lavoratore avrà 60 giorni di tempo dall’assunzione per dichiarare di voler mantenere il trattamento di fine rapporto in azienda o nelle forme tradizionali, anziché conferirlo interamente alla previdenza complementare.
“Se qualcuno avesse avuto ancora qualche dubbio, il maxi-emendamento del Governo alla legge di bilancio lo ha definitivamente chiarito: si andrà in pensione sempre più tardi. Con queste scelte l’Esecutivo riesce in un’impresa clamorosa, quella di superare persino la legge Monti-Fornero, rendendo il sistema previdenziale ancor più rigido, ingiusto e punitivo per lavoratrici e lavoratori”. Così la segretaria confederale della Cgil Lara Ghiglione commenta le misure contenute nell’articolo 43 del maxi-emendamento governativo, che introduce interventi strutturali restrittivi sui pensionamenti anticipati a partire dal 2031. “Non siamo di fronte a semplici aggiustamenti tecnici – prosegue la dirigente sindacale – ma a un vero e proprio inasprimento strutturale del sistema”. Infatti, spiega “il maxi-emendamento allunga progressivamente le finestre di decorrenza delle pensioni anticipate fino a sei mesi dal 2035 e, nei fatti, considerando anche l’adeguamento alla speranza di vita che il Governo ha scelto di non bloccare, porta l’accesso alla pensione anticipata a 43 anni e 9 mesi di contribuzione nel 2035, smentendo nei fatti le promesse fatte a lavoratrici e lavoratori. Altro che flessibilità: si costringono le persone a restare al lavoro sempre più a lungo, aumentando i periodi scoperti tra lavoro e pensione e producendo risparmi di spesa solo rinviando diritti maturati”, denuncia. Ghiglione sottolinea poi che “a questo si aggiunge la penalizzazione del riscatto degli anni di studio, peraltro con una misura retroattiva e con evidenti profili di incostituzionalità: contributi regolarmente pagati non produrranno più pieni effetti previdenziali ai fini dell’accesso alla pensione anticipata. Una svalutazione selettiva e progressiva che arriva a escludere fino a 30 mesi dal 2035. Questo significa che una lavoratrice o un lavoratore che ha riscattato un periodo di studi potrà arrivare addirittura a 46 anni e 3 mesi di contribuzione prima di andare in pensione. Siamo alla follia”.