I tentativi del Presidente americano Donald Trump di pacificare i fronti caldi di Ucraina e Gaza incontrano ostacoli significativi, mettendo in discussione la fattibilità dei suoi ambiziosi piani diplomatici. Un vertice cruciale tra Trump e il Presidente russo Vladimir Putin appare ora a rischio, dopo che Mosca ha escluso una tregua immediata in Ucraina.
Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha categoricamente escluso un cessate il fuoco immediato, affermando che significherebbe “dimenticare le cause profonde del conflitto”. Questa posizione ha rapidamente scatenato la reazione della Casa Bianca, che in serata ha dichiarato: “Non ci sono piani per un incontro a breve tra Trump e Putin”. Un’indicazione chiara che il tanto atteso summit, che sembrava imminente, è ora in alto mare.
Secondo indiscrezioni, le richieste di Mosca per un eventuale accordo sono considerate inaccettabili anche dagli Stati Uniti. La Russia avrebbe rilanciato la richiesta di ottenere l’intero Donbass, non solo i territori già conquistati, e non si accontenterebbe dello stop di Trump alla fornitura di missili Tomahawk a Kiev. Il netto rifiuto di Lavrov al cessate il fuoco suggerisce che Mosca non considera conclusa la sua azione militare e che gli obiettivi di un’Ucraina demilitarizzata e senza clausole di sicurezza per il futuro rendono impossibile un dialogo concreto in queste condizioni.
Intanto, mentre i piani di Trump scricchiolano, il Presidente ucraino Zelensky e i leader dell’UE lavorano a un proprio piano di pace in 12 punti, pur affermando di sostenere la posizione di Trump sulla cessazione immediata dei combattimenti e l’attuale linea di contatto come punto di partenza per i negoziati.
Anche sul fronte mediorientale, l’euforia per il cessate il fuoco a Gaza sta lasciando il posto a chiare contraddizioni e crescenti preoccupazioni. La fase due del piano di pace si rivela complessa, con nodi irrisolti sulla definizione della forza di stabilità che dovrebbe sostituire l’esercito israeliano, i tempi del ritiro dell’IDF, le modalità del disarmo di Hamas e la composizione del Consiglio di pace presieduto da Trump.
Le ostilità e i morti che hanno comunque segnato la tregua preoccupano la comunità internazionale. Il New York Times ha rivelato i timori americani di una possibile ripresa della guerra da parte di Israele. La spedizione di una squadra di alto livello statunitense, composta dal Vicepresidente J.D. Vance e dagli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, in Israele evidenzia la gravità della situazione e la percezione di emergenza a Washington.
Trump si trova a gestire due situazioni estremamente delicate, con interlocutori che mostrano di avere agende ben precise. Putin prosegue sulla sua strada, avendo disatteso gli accordi di un precedente incontro, e il presidente americano non sembra aver metabolizzato la lezione, mantenendo disponibilità verso lo Zar, come dimostra il dietrofront sui missili Tomahawk dopo una telefonata.
Dall’altra parte, il Premier israeliano Netanyahu, pur avendo ceduto alle richieste di Trump per il cessate il fuoco, si trova in una situazione interna complessa. Hamas non intende disarmare completamente e ha ripreso parte del controllo di Gaza, mentre gli alleati di destra del governo spingono per tornare all’uso della forza. Una ripresa delle ostilità sarebbe un colpo devastante per l’intero Medio Oriente e uno smacco significativo per Trump, che ora cerca di accelerare le decisioni per costruire un futuro per Gaza che appare, francamente, difficile e complicato. La doppia partita per la pace di Trump si conferma un percorso arduo, pieno di insidie e trabocchetti.