Con una durissima intervista rilasciata a Il Foglio, la vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno ha annunciato il suo addio ufficiale al Partito Democratico. Una rottura insanabile, maturata dopo mesi di crescenti malumori interni alla corrente riformista del Nazareno, ormai in aperto contrasto con la linea politica impressa dalla segretaria Elly Schlein.
Fonti vicine all’eurodeputata hanno confermato che Picierno lascerà anche il gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) a Bruxelles per aderire al Partito Democratico Europeo (PDE), guidato da Sandro Gozi, confluendo così nel gruppo centrista e liberal-democratico di Renew Europe.
L’affondo contro Schlein: «Snaturati gli ideali del Lingotto»
Nelle sue dichiarazioni, Picierno non usa giri di parole e accusa i vertici del partito di aver tradito la vocazione originaria del PD fondato nel 2007:
Pina Picierno: «La casa dei riformisti non c’è più. Di dubbi ne ho avuti moltissimi, mi sono letteralmente lacerata, ma per rispetto alla mia dignità politica e personale è arrivato il momento di lasciare il Pd di Elly Schlein. È divenuto un posto completamente diverso da quello che abbiamo fondato. Abbiamo subìto uno snaturamento avvenuto per scivolamenti inesorabili, senza nemmeno una reale discussione o il privilegio di poterne dibattere in un congresso, come ho più volte richiesto. Il Pd nato al Lingotto non esiste più, ed è necessario prenderne atto».
Il nodo della politica estera: «Basta ambiguità sul fascismo putiniano»
Tra le ragioni principali dello strappo c’è l’irrigidimento del posizionamento internazionale del partito, specialmente sui temi geopolitici caldi del momento (dalla guerra in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente), giudicato da Picierno troppo cedevole nei confronti delle spinte populiste:
- La linea geopolitica: «Non si può essere ambigui con il fascismo putiniano e con gli estremismi. Serve chiarezza».
- La difesa del riformismo: L’eurodeputata ha spiegato di voler difendere quell’unione tra le tradizioni democratiche, la giustizia sociale e le aspirazioni liberal-socialiste nate con l’esperienza della Margherita, che ritiene ormai cancellate dall’attuale corso del Nazareno.
L’obiettivo futuro: un nuovo soggetto politico contro l’astensionismo
L’addio di Picierno non è un ritiro dalle scene, ma il primo mattone per la costruzione di una nuova area di centro:
«Resto democratica, non torno indietro. C’è bisogno di ridare dignità e prospettiva unitaria a milioni di elettori che in questi anni hanno progressivamente abbandonato il Pd scegliendo l’astensione o altre proposte. Questa diaspora va ricomposta fuori dalle alchimie di coalizione o dalla riduzione in tende e piccoli cespugli. Serve un riformismo coerente e popolare. Mi metto al servizio di un nuovo progetto politico largo, capace di tenere insieme storie diverse per tornare a vincere le elezioni».