Un Consiglio dei ministri lampo — durato meno di un quarto d’ora — preceduto e seguito da una fitta rete di colloqui informali. A Palazzo Chigi la tensione resta palpabile: se da un lato il governo trova l’accordo sul rinnovo delle missioni internazionali, dall’altro si consuma un braccio di ferro interno tra il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e il titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sull’accesso ai fondi europei per la difesa.
Il caso Safe: Crosetto vuole firmare, Giorgetti frena La vera notizia del giorno è il pressing pubblico che Crosetto ha deciso di esercitare sul collega del Mef. Al centro della disputa c’è il programma Safe (Security action for Europe), il piano di prestiti europei a tassi agevolati destinato a potenziare le capacità di difesa dei 27 Paesi membri. All’Italia sono già stati riconosciuti 14,9 miliardi di euro per il periodo 2026-2030.
“Aspetto una decisione che spetta al Mef, perché entro maggio bisogna firmare i contratti. Ho scritto due volte a Giorgetti”, ha rivelato Crosetto, sottolineando l’urgenza di aggiornare i dispositivi di difesa nazionale anche per rispettare gli impegni presi in sede Nato.
La replica di Giorgetti, affidata alle dichiarazioni del giorno precedente, è però improntata alla massima prudenza contabile: Safe è pur sempre un debito che “implica l’obbligo della restituzione” e non è a costo zero. Inoltre, per Palazzo Chigi la priorità assoluta in questo momento resta il contrasto al caro energia e ai rincari dei carburanti, sui quali si sta tentando una difficile trattativa con Bruxelles per ottenere margini di flessibilità.
Il vertice a tre e lo stallo delle nomine Prima del Cdm, Giorgia Meloni ha incontrato i suoi due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani. Le fonti ufficiali parlano di un “normale confronto informale”, ma sul tavolo pesano i dossier più scottanti della maggioranza. In primis il rebus Consob, dopo il clamoroso passo indietro del sottosegretario leghista Federico Freni, e la partita per il nuovo presidente dell’Antitrust, la cui designazione spetta ai presidenti di Camera e Senato. All’orizzonte si profila anche la futura successione alla guida dell’Anac (anticorruzione), segno di una mappa delle nomine ancora tutta da tracciare.
Ok alle missioni internazionali Nonostante i nodi politici, il Cdm ha dato il via libera politico al pacchetto di proroghe per le missioni internazionali fino alla fine del 2026. La relazione analitica che verrà inviata al Parlamento escluderà, per ora, un coinvolgimento diretto nello Stretto di Hormuz. I cacciamine italiani restano stanziati in Sicilia, pronti a intervenire in caso di una vera e propria crisi nel Golfo, scenario che richiederebbe comunque un voto ad hoc delle Camere.