Un attacco frontale, durissimo e senza precedenti diplomatici recenti contro le massime istituzioni della Repubblica Italiana, sferrato direttamente dal cuore di Roma. L’ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Alexei Paramonov, ha trasformato il tradizionale discorso ufficiale per la Giornata della Russia in un vero e proprio atto di accusa contro i vertici dello Stato italiano, puntando il dito – pur senza nominarlo esplicitamente – contro il Quirinale.
Davanti a centinaia di invitati riuniti nella storica cornice di Villa Abamelek, la residenza ufficiale della diplomazia russa sul colle Gianicolo, Paramonov ha rigettato le censure occidentali sulla guerra in Ucraina e sulle destabilizzazioni in Africa e Medio Oriente, definendo le posizioni italiane una “palese falsità”. Un affondo politico arrivato davanti a una platea blindata, desertata in blocco da tutti i politici italiani di spicco della maggioranza e dell’opposizione.
Il diplomatico di Mosca non ha usato giri di parole per stigmatizzare la linea di fermo sostegno all’Ucraina e alla NATO portata avanti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal governo Meloni:
Alexei Paramonov: «Qui in Italia, da alcuni degli alti colli romani, ci sentiamo spesso accusati: la Russia sarebbe colpevole di tutti gli attuali problemi dell’ordine mondiale odierno, che si tratti dell’Europa dell’Est, del Medio Oriente o dell’Africa. Posso affermare con fermezza che queste accuse non corrispondono affatto al vero: sono una palese falsità. È difficile immaginare che uno Stato sovrano possa agire a discapito dei propri interessi. Così si comportano solo gli Stati e i leader che hanno ormai smarrito la propria sovranità e indipendenza, trasformatisi in definitiva in vassalli e servitori dei “potenti del mondo”, a scapito degli interessi della propria stessa popolazione».
L’evocazione del nazismo: «Fermate il Drang nach Osten»
Nel ricostruire la narrativa del Cremlino, l’ambasciatore ha rigettato le accuse di aggressione unilaterale, scaricando interamente sulla NATO la responsabilità del conflitto, a causa dell’espansione a Est avviata dagli anni Novanta. Paramonov ha poi alzato drammaticamente i toni, evocando lo spettro dell’invasione nazista della Russia durante la Seconda Guerra Mondiale:
Alexei Paramonov: «Esortiamo tutti coloro che, ancora una volta, meditano una nuova campagna verso Est, un “Drang nach Osten” (la spinta verso l’Est dei regimi germanici, ndr), a ravvedersi immediatamente, a ricordare le proprie storiche responsabilità per i tragici crimini del passato e a cessare di trascinare i popoli in nuove guerre. La nostra Operazione militare speciale rappresenta solo una risposta inevitabile alla guerra ibrida dell’Occidente contro la Russia. Non permetteremo mai a nessuno di relegarci ai margini della storia».
La sfida geopolitica: «Il blocco occidentale è isolato»
L’ambasciatore ha voluto ostentare la tenuta economica e diplomatica di Mosca nonostante la pioggia di sanzioni internazionali, rivendicando la nascita di un nuovo assetto geopolitico globale alternativo all’Occidente:
Infine, Paramonov ha concesso una gelida e condizionata apertura diplomatica bilaterale: «Alla Russia è totalmente estranea la logica della fortezza assediata. Il nostro Paese rimane aperto al dialogo e alla cooperazione anche con i Paesi occidentali, Italia compresa. A un’unica, tassativa condizione: che Roma rinunci definitivamente al proprio atteggiamento ostile e a qualsiasi tentativo di calpestare i legittimi interessi russi».
Gli ospiti a Villa Abamelek: da Ovadia a Savoini
Se i leader dei grandi partiti nazionali hanno rigorosamente boicottato il ricevimento, i saloni della villa romana hanno comunque ospitato una delegazione dell’area rosso-bruna, del pacifismo radicale e della galassia filo-russa italiana. Tra i presenti si sono notati:
- Francesco Toscano, presidente del movimento populista Democrazia Sovrana e Popolare.
- L’editore Sandro Teti, storico saggista di riferimento per i rapporti culturali con Mosca.
- L’attore e attivista Moni Ovadia.
- Gianluca Savoini, l’ex portavoce di Matteo Salvini.