All’indomani del gravissimo incidente di Galați, dove un drone esplosivo ha sventrato il tetto di un condominio in territorio rumeno (NATO), il presidente russo Vladimir Putin ha rotto il silenzio. Parlando in conferenza stampa da Astana, al termine della sua visita di Stato in Kazakistan, il leader del Cremlino ha messo in atto una complessa strategia comunicativa: da un lato ha cercato di allontanare le colpe immediate del raid, dall’altro ha lanciato avvertimenti chiarissimi all’Occidente, arrivando persino a profetizzare una rapida fine delle ostilità.
Le dichiarazioni di Putin si inseriscono in una giornata di altissima tensione, segnata dalle durissime minacce del falco Dmitrij Medvedev ai cittadini europei («I sonni tranquilli sono finiti») e dalla reazione della premier italiana Giorgia Meloni, che ha definito l’accaduto «un atto gravissimo che mette a repentaglio la sicurezza dell’intera Europa».
La provocazione sul drone: «Dateci i resti, potrebbe essere ucraino»
Davanti ai giornalisti, Putin ha respinto le accuse dirette di NATO e Unione Europea sul velivolo precipitato a Galați, sollevando dubbi sulla sua reale appartenenza:
Vladimir Putin: «Nessuno può stabilire con certezza l’origine di questo o quel velivolo finché non viene condotto un esame tecnico approfondito sui suoi rottami. Se le autorità rumene ci forniranno dati obiettivi e ci daranno i resti, valuteremo quanto accaduto. Al momento non si può escludere che possa trattarsi di un drone ucraino».
Subito dopo la provocazione, il presidente russo ha però tracciato una linea rossa invalicabile per i Paesi confinanti che supportano militarmente Kiev con basi e logistica: «Ci tengo a sottolinearlo: tutti i luoghi da cui proviene una minaccia militare diretta alla Russia sono e restano obiettivi legittimi delle nostre forze armate».
Il paradosso di Putin: «Piani contro l’Europa? Menzogne, la guerra sta per finire»
In un netto contrasto con i toni bellicosi del suo vice al Consiglio di Sicurezza Medvedev, Putin ha voluto smentire l’ipotesi che Mosca stia pianificando un’aggressione su larga scala contro i Paesi dell’Europa occidentale:
«Le dichiarazioni dei politici europei che dicono di prepararsi alla guerra contro di noi sono assurde. Sostengono che la Russia abbia piani aggressivi contro l’Occidente: è una menzogna, una menzogna sfacciata e spudorata. La Russia non ha mai avuto intenzioni aggressive, non ha mai minacciato e non minaccia l’Europa».
Anzi, analizzando l’andamento del conflitto nel Donbass e nel resto dei fronti, il leader russo ha sorpreso i cronisti parlando di una svolta imminente: «La situazione attuale sul campo di battaglia dimostra che la questione si sta concludendo, il conflitto in Ucraina sta per finire. Noi siamo sempre stati e restiamo pronti per una soluzione pacifica. In passato abbiamo firmato gli accordi di Minsk per risolvere i problemi, ma poi abbiamo scoperto che l’Occidente voleva solo guadagnare tempo per armare l’Ucraina. Oggi, su basi diverse, siamo pronti a chiuderla».
La contromossa NATO: scudi aerei trasferiti in Romania
Le rassicurazioni e le smentite di Putin non hanno però rallentato i piani di difesa dell’Alleanza Atlantica. Bucarest, dopo aver formalmente convocato l’ambasciatore russo per protestare contro la violazione della propria sovranità nazionale, ha annunciato di aver concordato una risposta militare immediata con i vertici alleati.
Nelle prossime ore, la NATO avvierà il trasferimento d’urgenza di parte dei suoi sistemi di difesa aerea avanzati sul territorio rumeno, blindando il confine fluviale che separa il Paese dalle zone calde dell’Ucraina (come la regione di Odessa) per intercettare preventivamente qualsiasi altro “sconfinamento” di vettori russi.