Lo “Zar” minaccia: “O Kiev si ritira o libereremo quei territori con la forza”. Medvedev alza il tiro: la confisca degli asset russi sarebbe un “casus belli”. Il Cremlino benedice il ruolo di Trump per la pace.
La Russia inasprisce la retorica sul conflitto in Ucraina, rilanciando un ultimatum perentorio a Kiev, mentre il dibattito sulla pace si intreccia con la crescente tensione sulla sorte dei beni russi congelati in Occidente. In un’intervista concessa al canale indiano India Today alla vigilia della sua visita di Stato a Nuova Delhi, il Presidente russo Vladimir Putin è stato esplicito sul destino del Donbass e della Novorossija: “O liberiamo questi territori con la forza delle armi, oppure le truppe ucraine li lasceranno e smetteranno di uccidere persone.”
Putin ha accusato Kiev di aver rifiutato in precedenza la proposta russa di ritirare le truppe e cessare le ostilità, preferendo combattere. Ha inoltre ribadito che le regioni di Donetsk e Luhansk, che non volevano “vivere con l’Ucraina”, hanno espresso la loro volontà tramite referendum.
Sul fronte finanziario, arriva un durissimo avvertimento dal Segretario del Consiglio di Sicurezza russo, ed ex Presidente, Dmitry Medvedev. Riferendosi ai beni russi congelati in Occidente, Medvedev ha dichiarato che l’eventuale sottrazione di tali asset sarebbe considerata un “casus belli” (motivo di guerra).
La minaccia si inserisce nel dibattito internazionale: in Italia, ad esempio, il senatore della Lega Alberto Borghi ha sostenuto che i beni vadano “restituiti ai russi”.
Nonostante le minacce, Putin ha espresso una valutazione positiva sui recenti incontri diplomatici a Mosca con gli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner, definendoli “molto utili” e un “lavoro difficile”.
Il Presidente russo ha riconosciuto l’impegno del Presidente USA Donald Trump nel “trovare una soluzione consensuale al problema ucraino”, ammettendo tuttavia che il raggiungimento di un consenso è “un compito arduo”. Ha specificato che la bozza del piano di pace in 28 punti, portata dagli USA, si basava su accordi precedentemente raggiunti in Alaska, ma permangono questioni su cui “non è stato raggiunto un consenso”.
Parallelamente, il capo dei negoziatori ucraini, Rustem Umerov, è atteso a Miami per un nuovo confronto con la delegazione americana.
In un altro passaggio dell’intervista a India Today, Putin ha lanciato un attacco frontale al G7, definendo i Paesi membri “in declino” il cui “peso sull’economia mondiale è in calo”. “Non si capisce perché continuino a definirsi Grandi,” ha detto Putin, aggiungendo di non volere che la Russia torni a far parte del gruppo.
La scelta dell’India per questa intervista sottolinea l’importanza strategica che Mosca attribuisce ai rapporti con Nuova Delhi. Putin ha elogiato il Paese asiatico, affermando che non può più essere trattato “come una colonia britannica”.