Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rivolto il tradizionale messaggio di auguri alle alte cariche dello Stato, tracciando un’analisi rigorosa delle sfide nazionali e internazionali. Alla presenza della premier Meloni e dei vertici istituzionali, il Capo dello Stato ha definito la spesa per la difesa “necessaria e indivisibile da quella europea”, pur riconoscendone l’impopolarità.
Forte il richiamo sulla partecipazione democratica: “Una democrazia di astenuti è una democrazia fragile”, ha avvertito Mattarella, definendo il calo dell’affluenza un “circolo vizioso” da spezzare. Il Presidente ha poi difeso il ruolo dell’UE contro i “poteri finanziari” che vorrebbero bypassare la politica e ha esortato le forze parlamentari a ritrovare una “condivisione di obiettivi fondamentali” oltre la dialettica elettorale.

Nel Salone dei Corazzieri, davanti a un parterre che riunisce l’intero arco costituzionale, Sergio Mattarella sceglie la via della fermezza. Non è solo un cerimoniale di auguri quello che il Presidente mette in scena, ma un vero e proprio “richiamo al dovere” per la politica e la società civile.
Il cuore del discorso batte su tre pilastri: sicurezza, Europa e partecipazione. Sulla difesa, il Capo dello Stato è netto: in un mondo segnato da autoritarismi, investire nella sicurezza nazionale significa investire in quella europea. Ma è sul fronte interno che il tono si fa più preoccupato. Mattarella punta il dito contro l’astensionismo, quella “rassegnazione” che rischia di inaridire le istituzioni. “Oltre le legislature e le alternanze”, spiega, “esistono questioni strategiche che definiscono il futuro della Repubblica”. L’appello finale è alla coesione: la politica recuperi la parola “insieme” per evitare che la democrazia finisca ostaggio di logiche puramente finanziarie o autoreferenziali.

Il Presidente non si limita a fotografare lo stato dell’Unione, ma lancia una sfida culturale: la politica deve tornare a essere il baricentro decisionale contro lo strapotere delle centrali finanziarie che vorrebbero “fare a meno” della mediazione democratica.
Attraverso il richiamo alla difesa comune e alla solidità dell’UE, Mattarella ridisegna il perimetro della nostra sovranità, che oggi non può che essere europea. Ma l’allarme più profondo riguarda il corpo elettorale. La “democrazia degli assenti” non è solo un dato statistico, è una ferita alla legittimazione delle istituzioni. Chiedendo alle forze politiche di guardare “oltre la prossima scadenza elettorale”, il Quirinale ricorda che la dialettica tra maggioranza e opposizione è vitale solo se poggia su un terreno condiviso di valori e obiettivi. È un invito a riscoprire la dignità del servizio pubblico, dai vertici militari ai medici, in nome di quel “bene comune” che resta l’unica bussola della Repubblica.