Quasi quattro italiani su dieci (38,1%) sentono il bisogno di staccare la spina dal mondo virtuale. È quanto emerge dal 21° Rapporto Censis sulla comunicazione, che fotografa un’Italia sospesa tra l’iper-connessione e il desiderio di recuperare una dimensione offline. Sebbene il 15,3% degli utenti pratichi il “social detox” regolarmente, la tendenza a disinstallare app o disattivare account riflette una crescente insofferenza verso le dinamiche delle piattaforme.
Le cause della fuga dai social
Il desiderio di disconnessione nasce da motivazioni profonde che toccano la salute mentale e la gestione del tempo:
- Distrazione: il 25,6% avverte un ostacolo eccessivo alle attività quotidiane.
- Tempo per sé: il 20,6% cerca di recuperare spazi per la vita reale.
- Dipendenza: il 17,8% ammette di sentirsi “schiavo” dello smartphone.
- Pressione sociale: il 16,7% soffre il confronto costante con gli altri, mentre il 14,9% segnala un peggioramento dell’umore.
La metamorfosi della TV e dei Media
Il rapporto evidenzia come il consumo mediatico stia cambiando pelle. Se la televisione tradizionale registra una flessione (-3,6%), la Web TV vola al 62% dell’utenza. Stabile la radio (78,4%), che trova nuova linfa nello smartphone (+2,8%).
Per quanto riguarda l’informazione, i telegiornali restano il punto di riferimento principale (43,9%), nonostante un calo di quasi 4 punti. Crolla invece l’informazione su carta: i quotidiani pagati toccano il minimo storico del 21%. In controtendenza i libri cartacei, che tornano a crescere con un +2,3%, coinvolgendo il 42,4% della popolazione.
L’ascesa di Reel e Meme
L’informazione passa sempre più da formati brevi e visivi:
- Reel: 7 italiani su 10 li usano per informarsi, apprezzandone l’immediatatezza (18,6%) e il coinvolgimento (13,1%).
- Meme: per il 22,6% della popolazione (e il 31,1% dei giovani) sono diventati una porta d’accesso a notizie di politica, cultura e attualità.
Diffidenza verso l’Intelligenza Artificiale
Il rapporto esplora anche il rapporto con l’IA nel settore news. La maggioranza degli italiani (61,6%) è restia a informarsi tramite mezzi gestiti interamente da algoritmi. Tra i favorevoli (38,4%), la stragrande maggioranza pone una condizione invalicabile: i contenuti devono essere comunque supervisionati da esseri umani per evitare il rischio di fake news e disinformazione.
Verso un’informazione attiva e critica
Emerge infine un profilo di utente più guardingo: il 64,6% degli italiani verifica abitualmente le notizie su fonti indipendenti o alternative, mentre il 31,4% effettua regolarmente il fact-checking dei media principali, cercando di scovare interpretazioni ideologiche o notizie sottaciute dai canali tradizionali.