Il 30% degli italiani preferisce chi esercita il potere assoluto. Fiducia in Putin, Trump e Xi Jinping, ma il leader più popolare resta Leone XIV. Il ceto medio è impoverito e angosciato dal debito pubblico.
Il 59° Rapporto Censis traccia il profilo di un’Italia stanca, impoverita e disillusa dalla politica tradizionale, definendola “l’Italia nell’età selvaggia, del ferro e del fuoco”. L’analisi evidenzia una profonda sfiducia nelle istituzioni democratiche e una sorprendente fascinazione per le figure di potere assoluto.
Per il 30% dei connazionali, sono le autocrazie a incarnare meglio lo spirito del tempo. La fiducia degli italiani si indirizza verso leader internazionali che esercitano un potere autoritario, con percentuali significative: Trump 16,3%, Xi Jinping 13,9%, Putin 12,8%, Orbán 12,4%, Erdogan 11%.
Nonostante ciò, la figura che suscita la maggiore fiducia tra gli italiani (60,7%) è Leone XIV, mentre tra i leader politici occidentali contemporanei si piazzano, molto distanziati: Sánchez (44,9%), Merz (33,5%), Von der Leyen (32,8%), Macron (30,9%), Starmer (29%) e Lula (23%).
La sfiducia riguarda le istituzioni nazionali e sovranazionali: il 72% degli italiani non crede più ai partiti, ai leader politici o al Parlamento. Il 63% è convinto che ogni sogno collettivo si sia spento. Il 62% non ha fiducia nell’UE, ritenendola priva di un ruolo decisivo nelle partite globali. Il 53% crede che l’Europa sia destinata alla marginalità, in un mondo in cui “vincono la forza e l’aggressività”.
Il Rapporto sottolinea un generale impoverimento: la ricchezza delle famiglie è diminuita in termini reali dell’8,5% in 15 anni (tra 2011 e 2025), con il ceto medio che ha subito la perdita maggiore. Angoscia il debito pubblico, che ha toccato il record di 3.081 miliardi di euro (+38,2% rispetto al 2001). In questo contesto, i nonni continuano ad avere un ruolo economico cruciale: il 43,2% dei pensionati garantisce regolarmente aiuti economici a figli, nipoti o parenti.
La maggioranza degli italiani mostra un atteggiamento restrittivo verso l’immigrazione, nonostante apprezzi gli stranieri nei lavori faticosi o di cura: il 63% pensa che i flussi vadano limitati. Il 59% è convinto che un quartiere si degradi con la presenza di molti immigrati. Solo il 37% consentirebbe l’accesso ai concorsi pubblici a chi non possiede la cittadinanza italiana e il 38% è favorevole al voto alle elezioni amministrative per gli stranieri.
Infine, si registra una forte riduzione nei consumi culturali tradizionali, come la spesa per giornali (-48,3% in vent’anni) e libri (-24,6%). Tuttavia, la spesa per altri beni (+14,2%) e servizi culturali (+28,9%) è aumentata, riflettendo la trasformazione della fruizione culturale in un “dispositivo esperienziale”.