Si sono aperti questa mattina alle 7 i seggi elettorali per i cinque referendum su lavoro e cittadinanza, dando il via a una tornata referendaria già segnata da accese polemiche. Gli italiani potranno esprimere il proprio voto anche domani, lunedì 9 giugno, dalle 7 alle 15.
La vigilia è stata caratterizzata da un’aspra controversia legata all’ultimo appello al voto lanciato ieri dai leader di PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra dal palco della manifestazione su Gaza a Roma. Un’iniziativa che ha scatenato l’immediata reazione del centrodestra, il quale ha denunciato una presunta violazione del silenzio elettorale.
Mentre il centrosinistra si è schierato apertamente per l’affluenza alle urne, invitando i cittadini a partecipare attivamente, il fronte del governo e della maggioranza ha adottato una linea diversa, suggerendo l’astensione. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha annunciato che si recherà ai seggi, ma ha specificato che non ritirerà le schede, un gesto interpretato come una forma di astensione “attiva”.
A rincarare la dose delle defezioni eccellenti, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha dichiarato apertamente che non si recherà a votare. “Non andrò a votare, è un diritto costituzionale”, ha spiegato il Ministro, sottolineando la libertà di scelta del singolo cittadino.
Decisivo il dato sull’affluenza, visto che affinchè il referendum sia valido servirà che si esprima almeno il 50%+1 degli aventi diritto.
Il primo dei quattro referendum sul lavoro, promossi dalla Cgil, chiede la cancellazione della disciplina sui licenziamenti del contratto a tutele crescenti introdotto nel 2015 con il Jobs act del governo Renzi, applicata a chi è stato assunto dal 7 marzo 2015 in poi in imprese con oltre 15 dipendenti.
Il secondo quesito dei quattro referendum sul lavoro promossi dalla Cgil incide sui licenziamenti illegittimi delle piccole imprese. In particolare, riguarda la cancellazione del tetto all’indennità nei licenziamenti nelle imprese con meno di 16 dipendenti: qui in caso di licenziamento illegittimo oggi una lavoratrice o un lavoratore può al massimo ottenere 6 mensilità di risarcimento. L’obiettivo del referendum abrogativo – sostiene la Cgil che lo ha proposto – è quello di ‘innalzare le tutele di chi lavora, cancellando il limite massimo di sei mensilità all’indennizzo in caso di licenziamento ingiustificato affinché sia il giudice a determinare il giusto risarcimento senza alcun limite’.
Il terzo dei quattro quesiti referendari mira a cancellare la possibilità di fare contratti a termine senza indicare causali per i primi 12 mesi. Di fatto incide sulle norme del Jobs Act ma anche su alcuni interventi introdotti dal governo Meloni. Chi voterà ‘SI’ farà ritornare l’obbligo di inserire una motivazione per i contratti a termine di durata inferiore a 12 mesi che, secondo la Cgil che ha promosso il quesito, interessa circa 2 milioni e 300mila lavoratori.
Il quarto quesito referendario interviene in materia di salute e sicurezza sul lavoro e riguarda il cosiddetto testo unico del 2008: si chiede di modificare le norme attuali, che impediscono in caso di infortunio negli appalti di estendere la responsabilità all’impresa appaltante.
Si voterà anche sulla legge del 1992 che regola la concessione della cittadinanza italiana agli stranieri. I cittadini riceveranno una scheda gialla per dare il loro parere. Secondo la legge in vigore, un adulto straniero, cittadino di un Paese che non fa parte dell’Unione Europea, deve risiedere legalmente 10 anni in Italia per poter chiedere la cittadinanza italiana. L’obiettivo del referendum abrogativo è ridurre da dieci a cinque anni il periodo di residenza, ripristinando un requisito introdotto nel 1865 e rimasto invariato fino al 1992. Il termine dei dieci anni rappresenta la regola generale ed è tra i più lunghi in Europa.
Questa domenica non è però solo dedicata ai referendum: in 13 Comuni italiani si tengono anche i ballottaggi per l’elezione del sindaco, con i riflettori puntati in particolare su Taranto e Matera, città che attendono di conoscere la loro prossima amministrazione. Urne aperte per la sfida al ballottaggio a Matera e Taranto, capoluoghi di provincia, ma anche a Cernusco sul Naviglio, Saronno e Lamezia Terme come in altre città con più di 15mila abitanti – in tutto sono tredici – nelle quali al primo turno di elezioni amministrative, il 25 e 26 maggio, nessun candidato sindaco ha raccolto la metà più uno dei voti necessari per essere eletti. Oggi e domani, in concomitanza con i referendum su lavoro e cittadinanza, si terrà il secondo turno con i seggi aperti in giornata dalle 7 alle 23 e domani dalle 7 alle 15.
Alle 23 ha votato il 21 % degli elettori per i cinque quesiti referendari, riferisce il sito del Viminale. Questo il dato raccolto nelle 61.591 sezioni.