La campagna elettorale per i referendum dell’8 e 9 giugno si infiamma, con accesi botta e risposta tra le forze politiche. Al centro del dibattito, l’appello all’astensione lanciato dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, e la mobilitazione del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico a favore del voto.
Il leader del M5S, Giuseppe Conte, ha lanciato un appello ai suoi sostenitori attraverso i social media, invitandoli a recarsi alle urne. “L’8 e 9 giugno 2025 possiamo cambiare davvero le cose”, ha dichiarato Conte, criticando apertamente la posizione di La Russa e del governo, accusati di voler “far rimanere la gente a casa”. Conte ha sottolineato l’importanza dei referendum per “fermare i licenziamenti illegittimi, dare più tutele ai lavoratori delle piccole imprese, ridurre il lavoro precario e creare più sicurezza sul lavoro”. Sul referendum riguardante la cittadinanza, Conte ha affermato che nel M5S “ciascuno voterà in libertà, io personalmente comunque voterò sì”.
La segretaria del PD, Elly Schlein, ha definito “gravissime” le parole di La Russa, sottolineando come esse tradiscano “un principio costituzionale”. “Vorrei tanto sapere cosa ne pensa la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di questo invito a disertare le urne”, ha dichiarato Schlein da Terni. La leader del PD ha ribadito l’importanza del voto come “dovere civico” per “migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle persone in Italia”. Schlein ha inoltre definito “indegno” l’incoraggiamento all’astensione da parte della seconda carica dello Stato.
Il portavoce del presidente del Senato, Emiliano Arrigo, ha precisato che La Russa ha confermato la sua intenzione di recarsi a votare, ma ha anche ribadito “il diritto degli elettori di poter lecitamente anche scegliere di astenersi dal voto”. Arrigo ha sottolineato che, a differenza del Presidente della Repubblica, i presidenti del Senato “restano regolarmente iscritti al partito e al gruppo parlamentare di appartenenza”, e che “sostenere che sia da seguire la posizione ufficiale del partito è non solo lecito ma quasi doveroso”.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami, ha accusato il PD di “doppiopesismo”, ricordando come in passato esponenti graditi alla sinistra avessero espresso posizioni simili sull’astensione referendaria. Bignami ha definito il referendum “un regolamento di conti interno alla sinistra” e ha difeso l’operato del governo.
Il capogruppo del M5S alla Camera, Riccardo Ricciardi, ha sottolineato l’importanza dei quattro referendum sul lavoro per “superare il Jobs act” e affrontare i problemi di precarietà, licenziamenti illegittimi e sicurezza sul lavoro. Ricciardi ha invitato a una “mobilitazione” per far capire al governo che “il mondo del lavoro innanzitutto ha bisogno di stabilità, di sicurezza e di certezze”.
Nicola Fratoianni, deputato di Avs e segretario di SI, ha denunciato episodi di identificazione di volontari della Cgil impegnati nel volantinaggio per i referendum, definendoli “atti intimidatori”. Fratoianni ha interpretato le dichiarazioni di La Russa come un segnale della “paura” della destra nei confronti del voto popolare.