La riforma della magistratura si infrange contro il muro del No. Il verdetto del referendum costituzionale non lascia spazio a dubbi: i cittadini hanno respinto il progetto di separazione delle carriere e il nuovo assetto del CSM con una percentuale che si attesta intorno al 54,6%. Un risultato reso ancor più pesante da un’affluenza massiccia, vicina al 59%, che trasforma il quesito tecnico in un caso politico di portata nazionale.
A scrutinio quasi ultimato, la geografia del voto mostra un’Italia polarizzata: il fronte del No ha dilagato nel Mezzogiorno e nelle aree metropolitane, mentre il Sì ha tenuto solo in alcune roccaforti del Nord. “La sovranità appartiene al popolo e gli italiani si sono espressi con chiarezza”, ha dichiarato la premier Giorgia Meloni in un videomessaggio. Pur esprimendo rammarico per quella che definisce “un’occasione persa di modernizzazione”, la presidente del Consiglio ha blindato l’Esecutivo: “Andremo avanti con determinazione per onorare il mandato affidatoci”.
LE OPPOSIZIONI ESULTANO: “FINITO IL TOCCO MAGICO”
”Dal voto arriva un messaggio politico chiaro a Giorgia Meloni, finora chiusa nel Palazzo, ascolti il Paese e le sue priorità” a partire dalla sanità. Lo dice Elly Schlein al Nazareno. “È stato un ‘No’ a una riforma sbagliata e dannosa che alterava l’equilibrio dei poteri sancito dalla nostra Costituzione. Ma penso che sia stato in parte anche un ‘No’ all’arroganza di questo Governo che voleva cambiare la Costituzione da solo e che ha blindato una riforma senza accettare che venisse cambiata nemmeno una virgola nella discussione parlamentare”, ha detto la deputata e segretaria del Pd commentando l’esito del referendum durante la conferenza stampa convocata al Nazareno. L’esito del voto e l’affluenza, ha aggiunto Schlein, rappresenta anche “un messaggio politico chiaro a Giorgia Meloni e a questo Governo che ora devono riflettere sull’esito di questo voto e fare quello che hanno smesso di fare chiusi nel palazzo, cioè ascoltare il Paese e le vere priorità. Ma questo voto è anche un messaggio per noi”, ha proseguito la segretaria dem parlando della neccità di costruire una “alternativa a questo Governo”.
L’entusiasmo tra le fila delle opposizioni è palpabile. Giuseppe Conte: “Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione!”scrive sui social il leader del M5S. Poi, in conferenza stampa: “Quattro anni di governo, zero riforme. I cittadini sono fortemente preoccupati e hanno altre priorità e urgenze”. Il voto “è un avviso di sfratto a questo governo – aggiunge – i cittadini non intendono dare carta bianca a questo governo sulla riforma della giustizia”. Una candidatura alle primarie? “E’ prematuro, è una decisione che va presa con la mia comunità. Ma sicuramente ci sarà un rappresentante del M5s, se no che primarie sarebbero? Noi saremo protagonisti”, dice Conte.
“Voglio segnalare che è un voto molto politico, la presidente Meloni è scesa in campo in modo chiaro, a reti unificante, registriamo che raramente viene in Parlamento, però è andata in tutte le tv, persino nei podcast, per cercare di sostenere la posizione favorevole a questa riforma che abbiamo definito dell’ingiustizia”. Lo dice il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, nella conferenza stampa nella sede di via Campo Marzio convocata dopo il voto del referendum costituzionale sulla giustizia.
Dal PD il senatore Alessandro Alfieri parla di “pesante sconfitta per l’arroganza del governo”. Durissimo Matteo Renzi: pur avendo sostenuto il Sì, il leader di Italia Viva attacca frontalmente la premier: “Io quando persi un referendum mi dimisi. Meloni ha perso il suo tocco magico; perdere e uscire fischiettando non si può”.
Anche i leader di AVS, Fratoianni e Bonelli, leggono nel voto un segnale di stop alle future riforme, a partire dal Premierato: “Oggi i piani di Giorgia Meloni cadono d’emblée”. Per Riccardo Magi (+Europa), la premier “ha meritato di perdere” per aver condotto una campagna con una “deriva orbaniana”.
Non meno accesi i toni tra i protagonisti tecnici della contesa. Giovanni Bachelet (Comitato per il No) accosta il risultato alla “lotta partigiana”, definendolo una garanzia per l’indipendenza dei giudici. Di segno opposto la lettura di Gian Domenico Caiazza (Sì Separa), che punta il dito contro una “formidabile campagna di mistificazione” condotta da ampi settori della magistratura.
Nicolò Zanon (Sì Riforma) ammette la sconfitta senza recriminazioni: “Ce l’abbiamo messa tutta, ma l’ANM si è mossa come un soggetto politico a tutto tondo”. Più amaro il commento di Alessandro Sallusti: “Di riforma della giustizia non se ne parlerà più per anni. Il governo ora dovrà ricucire gli strappi”.