A poco più di due settimane dall’appuntamento con le urne, il cammino verso la riforma della separazione delle carriere si fa in salita. Gli ultimi sondaggi disponibili prima del silenzio elettorale delineano uno scenario di incertezza totale, dove il vero protagonista non è il merito del quesito, ma l’altissimo rischio di disaffezione degli elettori.
Secondo le rilevazioni di Ipsos, con un’affluenza stimata intorno al 42%, il fronte del No sarebbe in vantaggio col 52,4% contro il 47,6% dei Sì. Un dato in controtendenza rispetto alle stime di Only Numbers (presentate a Porta a Porta), che vedono invece il Sì avanti, seppur di misura, al 50,5%.
A pesare sulla mobilitazione è soprattutto il contesto internazionale: i venti di guerra e la crisi nel Golfo sembrano aver oscurato il dibattito tecnico sulla giustizia, allontanando un elettorato già storicamente difficile da portare ai seggi per i quesiti referendari.
Per sventare il sorpasso e l’effetto “deserto” nelle urne, la maggioranza ha deciso di calare l’asso: la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intensificherà la sua presenza nell’ultima fase della campagna. Il culmine è previsto per il 12 marzo a Milano, dove la Premier rilancerà le ragioni del Sì.
“Riformare la giustizia è fondamentale per rendere questa nazione moderna”, ha dichiarato Meloni in un’intervista, lanciando un appello diretto alla mobilitazione: “Noi la nostra parte l’abbiamo fatta, ora serve che i cittadini diano una mano”. La Premier ha poi rispedito al mittente le accuse di voler controllare le toghe: “Dicono questo perché non possono dire la verità, ovvero che siamo noi a voler impedire alla politica di controllare la magistratura”.
Nonostante i timori espressi dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani (“Lo scenario internazionale favorisce l’astensionismo”), il Guardasigilli Carlo Nordio si dice “sicurissimo di vincere”, pur ammettendo che una bassa partecipazione non sarebbe un buon segnale per la democrazia. Sulla stessa linea il vicepremier Antonio Tajani, che suona la carica in casa Forza Italia: “Occorre fare molto di più, l’Italia deve fare un salto di qualità”.
Dall’altra parte, le opposizioni (PD e M5S) denunciano uno squilibrio mediatico. Dopo il richiamo dell’Agcom alla Rai, i parlamentari grillini hanno ribadito che “l’informazione non è il megafono del governo”, chiedendo che l’ultima fase della campagna elettorale si svolga “ad armi pari”.