Il Consiglio dei Ministri ha rotto gli indugi: il 22 e 23 marzo l’Italia sarà chiamata alle urne per il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati. La decisione, annunciata dalla premier Giorgia Meloni, ha immediatamente innescato una durissima battaglia legale e istituzionale.
Il Comitato promotore del referendum popolare, guidato dal portavoce Carlo Guglielmi, contesta l’accelerazione dell’esecutivo, definendola una violazione della prassi costituzionale che prevede tre mesi per la raccolta firme. I promotori annunciano iniziative legali “in ogni sede” per tutelare i 350.000 cittadini che hanno già firmato.
A infiammare il clima sono le parole del ministro Tommaso Foti (FdI), che ha liquidato i possibili ricorsi con una battuta ironica (“Se mio nonno fosse un treno…”), scatenando l’indignazione delle opposizioni per la mancanza di “cultura istituzionale”.
Mentre Forza Italia esulta e lancia una campagna “capillare e trasversale” con Antonio Tajani, il fronte del No si compatta attorno a M5S, AVS e alla maggioranza del PD, temendo una “soggezione della magistratura alla politica”. Sorprendono le aperture di Azione, Più Europa e Italia Viva, con Raffaella Paita che invita il centrosinistra a sostenere la riforma per guadagnare competitività elettorale.
Sulla data del referendum sulla riforma della giustizia c’è “una forzatura molto grave”, “è un maldestro tentativo di strozzare il dibattito. E testimomia i timori del governo” per “la rapida crescita delle ragioni del no nella coscienza del Paese”. Lo afferma, in un’intervista a Repubblica, Giovanni Bachelet, fisico ed ex deputato. Nel merito della riforma, osserva, “oggi le funzioni sono già separate. La vera novità è la demolizione del Csm” ma il 22 e 23 marzo, conclude “saremo maggioranza. Così come prima del 31 gennaio le firme saranno oltre le 500mila”.
“Prendiamo atto della data indicata dal governo, avremmo auspicato di avere a disposizione tempi e spazi più giusti per informare i cittadini”. Lo afferma, in un’intervista a La Stampa, Enrico Grosso, avvocato e costituzionalista, presidente del comitato per il “no” promosso dall’Anm, parlando del referendum sulla riforma della giustizia. Si doveva aspettare la fine della raccolta delle firme in corso? “Quella iniziativa – prosegue Grosso – non l’abbiamo promossa noi, ma la guardiamo con simpatia. Se quei cittadini riterranno di far valere i propri diritti in sede giudiziaria, seguiremo gli sviluppi. Di certo, il governo poteva aspettare altri venti giorni per fissare la data”. “Il vero scopo di chi ha scritto questa legge – aggiunge -, cioè sollevare la politica dai controlli della magistratura. Questo si tradurrà in una minore capacità dei giudici di tutelare i diritti dei cittadini”.
”Il governo non rispetta i cittadini. Mentre oltre 355.000 persone stanno firmando, decide di corsa la data del referendum sulla giustizia. Perché tutta questa fretta? Perché hanno paura. Paura che le persone si informino. Paura che capiscano. Paura di un voto libero e consapevole. È una forzatura. L’ennesima. Per questo non bisogna fermarsi adesso. Continuiamo a firmare e a far firmare. Più firme ci sono, più è chiaro che non possono ignorarci. La democrazia non può essere messa a tacere”. Lo scrive su Facebook la responsabile Giustizia del Partito Democratico, Debora Serracchiani.
Punti chiave della Riforma della Giustizia
- Separazione delle carriere: Distinzione netta tra magistratura inquirente (PM) e giudicante.
- Consiglio Superiore della Magistratura: Riforma dei criteri di elezione e possibile sdoppiamento dell’organo di autogoverno.
- Responsabilità civile: Revisione delle norme sulla responsabilità dei magistrati.
Mentre oggi si aprono ufficialmente le iscrizioni per il nuovo anno scolastico, esplode il caso del dimensionamento. Il Governo ha deciso il commissariamento per Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna. Le quattro amministrazioni regionali non hanno approvato i piani di riorganizzazione delle reti scolastiche nei tempi previsti, rendendo necessario l’intervento dei commissari straordinari per garantire l’avvio delle procedure e la corretta distribuzione degli alunni e degli istituti sul territorio.
Lunedì nero per la mobilità urbana. È in corso da questa mattina il primo sciopero nazionale dei taxi dell’anno. Le sigle sindacali protestano contro le nuove normative sulle licenze e la concorrenza delle piattaforme digitali. Si segnalano forti disagi e lunghe code nelle principali stazioni e negli aeroporti di Roma, Milano e Napoli.