Nonostante il mancato raggiungimento del quorum, il risultato referendario vede oltre 15 milioni di cittadini alle urne, con circa 13 milioni di “Sì” che, secondo Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), lanciano un messaggio più incisivo persino del consenso che sostiene l’attuale governo Meloni. “Se Meloni crede che l’astensione sia un segnale politico a suo favore, commette un grave errore”, affermano i due esponenti di AVS.
Bonelli e Fratoianni sottolineano che i 13 milioni di “Sì” non sono un voto di parte, ma rappresentano un’Italia che “chiede ascolto, che pretende impegno”. È con questa porzione del Paese che AVS intende costruire un’alternativa politica. Guardando alle prossime elezioni, AVS avverte che “non ci sarà un quorum a salvare Giorgia Meloni” e che non potrà essere ignorata la realtà di milioni di persone colpite da lavoro povero, precarietà e insicurezza. Temi su cui, a loro dire, il governo non solo tace ma agisce per peggiorare le condizioni dei lavoratori.
Per Bonelli e Fratoianni, l’astensione non è un segnale di appoggio al governo, ma piuttosto una profonda disillusione verso la politica, radicata in due decenni di governi che hanno sistematicamente ignorato la volontà popolare espressa nei referendum. Viene citato l’esempio dell’acqua pubblica nel 2011, dove il “Sì” vinse con il quorum raggiunto, ma la gestione è rimasta lontana dal riconoscimento come bene comune. Analogamente, il nucleare, bocciato due volte dai cittadini, viene riproposto dall’attuale esecutivo. “È così che si distrugge la fiducia”, dichiarano, assegnando ad AVS il compito “più difficile, ma più urgente: ricostruire il legame di fiducia tra cittadini e istituzioni. Non con slogan, ma con impegni seri, chiari, e mantenuti.” Un ringraziamento particolare è rivolto al comitato referendario per aver promosso un “dibattito democratico straordinario.”
Anche Riccardo Magi, segretario di +Europa e presidente del comitato promotore del referendum sulla cittadinanza, interviene, definendo il quorum attuale un “ostacolo alla democrazia e alla partecipazione.” Per questo, annuncia, +Europa proporrà alle forze politiche in Parlamento, specialmente a quelle che hanno sostenuto il “Sì” al referendum, una riforma costituzionale per eliminare il quorum, che rappresenta “un vulnus enorme alla partecipazione dei cittadini.”
Magi si rivolge direttamente alla Presidente del Consiglio Meloni, invitandola a chiarire la sua posizione: “Vuole fare la parte di chi oggi gioisce perché l’affluenza è stata con i numeri che avete visto, cioè intorno al 30%?” Critica poi la reazione di chi propone di aumentare il numero delle firme per i referendum, ignorando la “realtà macroscopica” della scarsa affluenza.
Il segretario di +Europa denuncia inoltre come il Parlamento sia stato “sostanzialmente chiuso” dal governo attuale, con un’agenda dominata dai decreti-legge (due a settimana), che annullano lo spazio per altre proposte legislative, come quella sulla cittadinanza. “Chi ha il coraggio di dire che la questione è l’innalzamento delle firme e non la questione del quorum che va abrogato, che va revisionato?”, incalza Magi.
Infine, Magi solleva il problema della mancanza di informazione sul referendum, con dati “spaventosi”: Rai 1 ha dedicato “0 secondi” al comitato promotore in prima serata, e Rai 2 solo “1 minuto e 24 secondi.” Una situazione che ha portato a ricorsi alla Corte Costituzionale e al TAR contro la commissione di vigilanza Rai e il regolamento Agcom. “Non è una lamentela nostra, è una foto dello stato di democrazia del Paese. Ovvio che in questo modo si annienta il diritto dei cittadini”, conclude. Oltre alla riforma del quorum, Magi annuncia che la rete che si è formata in questi giorni discuterà anche una proposta di legge parlamentare di riforma della cittadinanza.