All’indomani della sentenza di primo grado della Corte d’Assise di Roma sulla morte di Giulio Regeni, si accende lo scontro politico e parlamentare nei rapporti tra Italia ed Egitto. La discussione sul rinnovo del Memorandum di cooperazione nel settore della difesa con Il Cairo è slittata in Commissione alla Camera, scatenando le proteste dell’opposizione, mentre i genitori del ricercatore friulano incalzano l’esecutivo sulla riscossione immediata del risarcimento.
Lo slittamento del Memorandum alla Camera
La trattativa parlamentare sulla prosecuzione dell’accordo di cooperazione militare si è fermata a Montecitorio a causa dell’assenza dell’esecutivo e della dirigenza dei lavori:
- La giustificazione del relatore: L’esame del provvedimento è stato depennato dall’ordine del giorno per l’assenza del relatore Mauro Malaguti (Fratelli d’Italia), che ha ridimensionato il caso: “Nessun mistero o scelta politica: stavo votando in un’altra commissione e il provvedimento non rivestiva carattere d’urgenza.”
- L’attacco del Partito Democratico: Le opposizioni denunciano una mossa dilatoria per evitare imbarazzi istituzionali all’indomani della pronuncia dei giudici, definendo lo slittamento “scandaloso e privo di rispetto verso la memoria di Giulio Regeni e l’Aula”.
L’appello della famiglia Regeni e la linea di Palazzo Chigi
Nel frattempo resta centrale la questione dell’esecuzione della sentenza di primo grado:
- Il pressing dei genitori: Paola e Claudio Regeni hanno ricordato che la provvisionale da 150mila euro riconosciuta a Palazzo Chigi costituitosi parte civile è “immediatamente esecutiva”, chiedendo al Governo di non cedere a condizionamenti: “L’esecutivo pretenda il pagamento e non si pieghi ai ricatti delle autorità egiziane.”
- La posizione di Giorgia Meloni: La Presidente del Consiglio ha ribadito la linea della cautela diplomatica, confermando l’intenzione di mantenere aperti i canali diretti con il Presidente Al-Sisi:
“Siamo in presenza di una sentenza di primo grado e ci sono tre gradi di giudizio previsti dal nostro ordinamento. Interrompere o chiudere i rapporti diplomatici con l’Egitto non aiuta a raggiungere gli obiettivi di verità e giustizia che continuiamo a perseguire.”