Mentre il governo tenta di ricucire i rapporti con Washington, il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, lancia un affondo durissimo contro Giorgia Meloni. In un’intervista a La Repubblica, l’ex premier analizza la crisi diplomatica e le prospettive elettorali, dipingendo un quadro di isolamento per la Presidente del Consiglio.
Secondo Renzi, quella di Marco Rubio a Palazzo Chigi non è stata una missione diplomatica risolutiva, ma una semplice formalità: «Meloni non ha abbandonato Trump: è lui che l’ha ripudiata», afferma Renzi, spiegando che la premier è finita in un vicolo cieco, schiacciata tra il dovere di seguire la linea UE e l’impossibilità di rinnegare il mondo MAGA.
Renzi sostiene che il Segretario di Stato fosse a Roma solo per incontrare il Papa e che la sua visita fosse una mossa interna alla “guerra” con J.D. Vance per la successione a Trump. Il ponte verso l’America, un tempo vanto della premier, si sarebbe trasformato in un «baratro».
Renzi non risparmia critiche sulla gestione economica e fiscale del Paese. Denuncia un aumento della pressione oltre il 43%. «Si scrive governo Meloni, si legge governo Dracula», attacca il leader di IV, criticando anche il silenzio di Confindustria.
Renzi intravede una spaccatura a destra. Se l’ala trumpiana scaricasse Meloni per appoggiare figure come Vannacci, la destra arriverebbe divisa alle Politiche del 2027: «E chi si divide, perde».
Sul fronte del centrosinistra, Renzi lancia segnali di apertura a Elly Schlein, fresca dell’incontro con Obama a Toronto: «Schlein è pronta ad assumere il ruolo di leader della coalizione». Italia Viva parteciperà come “Casa Riformista” in caso di primarie, ma si dice pronta a sostenere un fronte unito.
In occasione del 9 maggio, Renzi ha celebrato la figura di Sophie Scholl (movimento della Rosa Bianca), contrapponendo i valori europeisti alle «giravolte» di Meloni su Euro, Nato e Putin.
Per Renzi, il governo Meloni ha perso la sua stella polare internazionale. La tensione con gli Stati Uniti non sarebbe un incidente di percorso, ma il segno di un fallimento strutturale della strategia diplomatica della premier, che ora si troverebbe priva di alleati forti sia a Washington che nelle principali capitali europee.