La corsa alla costruzione dell’alternativa a Giorgia Meloni si arricchisce di un nuovo, cruciale tassello. A poche ore dalle dichiarazioni con cui Giuseppe Conte reclamava la leadership del campo progressista (“sarò costruttore, mai rottamatore”), Matteo Renzi ha raccolto la sfida. Ospite sul medesimo palco della “Repubblica delle Idee” a Bologna, il leader di Italia Viva ha lanciato un appello alla massima unità, mettendo da parte le storiche ambizioni personali in nome di un obiettivo istituzionale ben più grande.
Matteo Renzi: «Se vogliamo parlare del passato e dei vecchi rancori, parliamone. Ma riterrei una responsabilità morale e politica incredibile consegnare alla maggioranza di Meloni, Salvini e Vannacci l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica nel 2029. Io farò di tutto perché il successore di Sergio Mattarella non sia scelto da quelli di Ignazio La Russa. Se ciascuno va per la sua strada come nel 2022, al Quirinale ci troveremo un sovranista e il Paese finirà definitivamente in mano a Vannacci».
La svolta “umile” dell’ex rottamatore: «Pronto a giocare a centrocampo o in panchina»
Riconoscendo il mutato peso specifico delle forze politiche in campo rispetto alla stagione del 40% del Partito Democratico a guida renziana, il senatore di Rignano ha usato toni insolitamente autocritici, dichiarandosi pronto a fare un passo di lato per il bene della coalizione:
Matteo Renzi: «Oggi so che non è come dieci anni fa. Devo rispettare i numeri e avere l’umiltà di chi lavora in squadra. Devo rinunciare a tirare in porta io e giocare più a centrocampo. Ma pur di mandare a casa Giorgia Meloni, sono disponibile a giocare a centrocampo, a stare in panchina, persino a fare il massaggiatore. Questo governo è un pericolo per l’Italia e per l’Europa».
La difesa della sinistra riformista: «Ispirato a Clinton, Blair e Obama»
Agli alleati del “campo largo” (e a una parte della piazza bolognese che ha manifestato freddezza), Renzi ha voluto ricordare l’identità profonda di Italia Viva, respingendo le accuse di collateralismo con la destra:
Matteo Renzi: «Io ho un’idea di sinistra che è riformista, diversa da quella di Elly Schlein, di Giuseppe Conte o di Fratoianni e Bonelli. Sono cresciuto con i modelli di Bill Clinton, di Tony Blair e di Barack Obama (giovedì sarò all’inaugurazione della sua Library). Se considerate questa visione un pezzo della destra, avete sbagliato obiettivo. Il dramma di questo Paese è la destra reale: La Russa, Vannacci e Salvini. Volete contrastare loro o volete passare il tempo a criticare chi è riformista?».
Renzi ha concluso garantendo che, pur accettando una leadership condivisa o altrui, non rinunceré mai alle proprie idee: «Io sono sempre quello lì, nel bene e, per molti di voi, anche nel male». Una mano tesa a Conte e Schlein che, tuttavia, dovrà ora fare i conti con i veti incrociati che continuano a tormentare il centrosinistra.