Matteo Renzi ribadisce la disponibilita’ a confrontarsi “in modo libero” sulla riforma dell’Italicum. E probabilmente dara’ mandato ai capigruppo dem di Camera e Senato di sondare le intenzioni degli altri partiti. La minoranza democratica ha l’impressione che il premier prenda tempo in attesa della Consulta del 4 ottobre e del referendum. ”Se si votasse domani certo che voterei no” dice Pier Luigi Bersani.
Matteo Renzi ribadisce la disponibilita’ a confrontarsi sulla riforma dell’Italicum. Nei prossimi giorni dara’ mandato ai capigruppo dem di Camera e Senato di sondare le intenzioni degli altri partiti. Secondo i quali il premier sta facendo melina in attesa della Consulta del 4 ottobre e comunque fino al referendum di fine novembre. I bersaniani si sono dati appuntamento mercoledi’ alla Camera per fare il punto. “Ieri e’ stato fatto un deciso passo indietro, nessuna apertura nel merito e anzi un insulto alla storia di uno dei due partiti fondatori del Pd”, denunciano i bersaniani, insofferenti anche per i toni usati da Renzi nei confronti dei “leader del passato”.
L’intenzione di confrontarsi, spiegano fonti del governo, c’e’ davvero ma la realta’ e’ una sola: al Senato non ci sono i numeri per modificare l’Italicum, almeno non prima del referendum. Forza Italia e M5S hanno gia’ dichiarato, per motivi diversi, l’indisponibilita’ a sedersi a qualsiasi tavolo e, spiega uno sherpa renziano, “i conti sono presto fatti visto che a palazzo Madama manca l’apporto di Forza Italia che l’altra volta fu determinante”.
“Questo referendum – ribadisce il premier – non riguarda legge elettorale, poteri del premier o durata della legislatura” ma, elenca, la riduzione del numero dei parlamentari, i costi della politica, l’abolizione del Cnel. “Se non ci credete, leggete il quesito che troverete sulla scheda”, rincara il leader Pd.
“Renzi e’ schizofrenico: prima ci aveva detto che la legge elettorale era un modello e ora vuole cambiarla”, attacca Luigi Di Maio. Stessa linea da Fi: “Tampinato dalla sua minoranza interna – osserva Paolo Sisto – il premier all’angolo sceglie la tattica e la mediazione fuori tempo massimo. E’ l’apoteosi degli interessi di cortile. Una ragione in piu’ per continuare il nostro impegno sul territorio in favore del ‘No’ a riforme arroganti”.
Pier Luigi Bersani non voterebbe sì al referendum se si votasse domani. L’ex segretario Pd lo ha detto alla Festa dell’Unità di Roma: “Non voglio dare indicazioni, non faccio comitati, ma se si vota domattina il mio sì non c’è sicuramente. Se da qui a là mi convincono che si modifica questo percorso, benissimo… Però non ci si giri attorno con segnali di fumo. Ho sentito ieri Renzi dire ‘non voglio mica parlarne con la minoranza Pd, ma con gli altri’. Questo non mi è mica piaciuto”.
“Non mi e’ mai piaciuto quel tono aggressivo di un segretario che deve tenere conto di tutto il partito. Nelle parole di Renzi ci vedo invece sempre quella idea di mettere il nuovo contro il vecchio. Allora vorrei dirgli che anche lui, dopo due anni, non e’ piu’ cosi’ nuovissimo. Si tratta di diventare un ‘usato sicuro'”. Lo dice Pier Luigi Bersani a Matteo Renzi. “E poi questo battere a martello su una sinistra dipinta retro’, sperando forse di prendere consensi altrove… Visto il risultato delle eleizoni non funziona cosi’… Non mi pare una grande trovata – aggiunge con una delle sue consuete metafore – vendere casa per andare in affitto”.
Tensione a Napoli dove Matteo Renzi e’ stato accolto fuori al teatro San Carlo da alcune centinaia di manifestanti. Il corteo, composto da attivisti dei centri sociali, Cobas della scuola, comitati di Chiaiano e di Bagnoli, e’ stato bloccato da polizia e carabinieri lungo via Chiaia, all’interno della galleria Umberto I di Napoli e lungo via Toledo. Le forze dell’ordine sono intervenute anche con manganelli per rispondere al tentativo degli antagonisti di sfondare i cordoni di polizia. Feriti lievemente alcuni manifestanti. Tra questi anche la consigliera Eleonora De Majo (DeMa) che ha sfilato al fianco dei contestatori. Davanti al corteo, uno striscione con la scritta “Bagnoli arriva a Roma, 23 settembre”, annunciava la manifestazione che si terra’ sotto palazzo Chigi per contestare la scelta del governo di commissariarne la bonifica.
Il presidente del Consiglio al Teatro San Carlo di Napoli ha assistito alla serata di gala organizzata dal quotidiano “Il Mattino” con protagonista il tenore Jonas Kaufmann. RENZI si è accomodato nel palco reale; veloce stretta di mano anche con il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, con il quale nel pomeriggio era una polemica a distanza per la proposta del premier di un incontro, rifiutata dal primo cittadino per la presenza del commissario per l’area di Bagnoli Salvo Nastasi.
Barack Obama ricevera’ Matteo Renzi alla Casa Bianca il prossimo 18 ottobre. Lo ha fatto sapere Josh Earnst, portavoce del presidente Usa, sottolineando come la visita ufficiale negli Stati Uniti di Renzi sara’ l’occasione per ribadire “le profonde relazioni tra i nostri due paesi”. Il portavoce della casa Bianca ha detto che l’Italia “e’ uno degli alleati piu’ vicini” degli Stati Uniti e ha aggiunto che tra gli argomenti sul tavolo dell’incontro ci saranno anche i cambiamenti climatici e il tema dell’immigrazione. Barack e Michelle Obama riceveranno Renzi e la moglie, Agnese Landini, per una cena di Stato alla Casa Bianca.