In pieno terremoto nel centrosinistra dopo i risultati delle elezioni amministrative, Matteo Renzi decide di giocare all’attacco. Intervistato da La Repubblica, il leader di Italia Viva rompe il coro dei “piagnistei” e delle recriminazioni interne che stanno agitando il Nazareno, esortando l’area progressista a non darsi per vinta: «Abbiamo perso Venezia, non la guerra. Un appello: basta Tafazzi a sinistra. Numericamente abbiamo vinto il primo turno, recuperando capoluoghi che erano a destra come Pistoia e Avellino. Ora giochiamo all’attacco per i ballottaggi».
L’ex premier ridimensiona nettamente l’esultanza del centrodestra nella città lagunare, spostando il merito del risultato sul candidato civico locale a scapito dei leader nazionali:
«A Venezia la differenza non l’hanno fatta Meloni e Salvini, ma Simone Venturini, un ragazzo under 40 che ha preso da solo il 30% con la sua lista civica. Bisogna fargli i complimenti. Meloni è una influencer straordinaria: dove ci ha messo la faccia, come sul referendum, ha perso; dove non si è fatta vedere per paura, come a Venezia, canta vittoria».
L’attacco su economia e Confindustria: «Meloni si comporta come una passante»
Il rottamatore non risparmia critiche alla gestione economica del governo e all’atteggiamento della premier davanti agli industriali, bocciando anche la nuova leadership di via dell’Astronomia:
- Il j’accuse alla premier: «Abbiamo il peggior Pil d’Europa, il debito cresce, il potere d’acquisto peggiora e la premier si comporta come fosse una passante. Governa da quattro anni ed è sempre colpa di qualcun altro: di Draghi, di Conte, di Renzi. Tutti colpevoli pur di salvare la faccia alla Sora Giorgia».
- La stoccata a Confindustria: Renzi riserva parole durissime a Emanuele Orsini, definendolo senza giri di parole «il più pavido presidente della storia di Confindustria» per l’atteggiamento ritenuto troppo accondiscendente e dialogante mostrato verso Palazzo Chigi.
Lo scenario futuro: l’effetto Vannacci e l’alleanza al Centro
Guardando alle prossime elezioni politiche, che Renzi prevede per l’anno prossimo, l’analisi si sposta sulle manovre interne alla maggioranza e sull’ipotesi di un posizionamento definitivo di Roberto Vannacci nel centrodestra:
«Penso che Meloni farà di tutto per averlo dentro – osserva il leader di IV – ma a quel punto la coalizione perderà sicuramente un pezzo di centro e fallirà definitivamente il disegno di Marina Berlusconi di costruire una forza liberale». È proprio in questa potenziale frattura che Renzi vede lo spazio vitale per la sua creatura politica: «Con Vannacci nel centrodestra, diventa ancora più fondamentale la nostra presenza al centro, in alleanza con Pd, Avs e M5S, ma con la nostra gente e le nostre idee. I cittadini voteranno su stipendi, sanità e bollette, e i dati Istat dicono che stiamo peggio di cinque anni fa. Meloni potrà presto dedicarsi all’opposizione e a fare conferenze».