Nel 2026 la spesa reale pro capite in Italia si attesta a 23.261 euro (+314 euro rispetto al 2025), superando ufficialmente sia i livelli pre-Covid sia il precedente record storico del 2007 (22.975 euro). Il Centro Studi Confcommercio evidenzia una crescita trainata dall’aumento dell’occupazione e del reddito disponibile, pur in presenza di una profonda trasformazione nelle abitudini di acquisto.
1. I Macro-Dati Economici per il 2026
Nonostante le incertezze geopolitiche internazionali, il quadro congiunturale italiano evidenzia una tenuta superiore alle attese:
| Indicatore Economico | Stima Confcommercio 2026 | Dettaglio / Contesto |
| Crescita PIL | +0,9% | Previsto un secondo semestre meno dinamico del primo |
| Crescita Consumi | +1,2% | Sostenuta dalla domanda delle famiglie e dal turismo |
| Tasso d’Inflazione Medio | 2,7% | Incertezze legate ai prezzi energetici a fine anno |
| Occupati Totali | 24,3 milioni | Massimo storico (+2,2 mln dal minimo di gennaio 2021) |
| Spesa Reale Pro Capite | 23.261 € | +314 € su base annua (superato il picco del 2007) |
2. Come cambiano le preferenze delle famiglie
L’analisi sul trentennio 1995-2026 conferma una progressiva terziarizzazione della spesa, caratterizzata da un costante travaso di budget dall’acquisto di beni fisici tradizionali verso la tecnologia e i consumi esperienziali:
- Tecnologia e Informatica: Rappresenta il segmento più dinamico del trentennio. La spesa in volume per dispositivi e servizi connessi è passata da meno di 8 euro (1995) a 252 euro pro capite nel 2026 (+3.300%), trasformando telefonia e internet da beni di lusso a beni di prima necessità.
- Tempo libero e Cultura: I servizi culturali e ricreativi raggiungono i 637 euro pro capite (rispetto ai 394 euro del 2007), segnando una crescita cumulata reale vicina al +50% dal 1995.
- Ristorazione e Viaggi: Pur guidando le preferenze recenti dei consumatori (anche grazie ai flussi del turismo estero), la spesa per vacanze e ristorazione non ha ancora interamente recuperato i volumi persi durante il crollo del 2020 ed è leggermente inferiore al 2019.
- Beni fisici in calo: Si ridimensiona il peso reale di alimentazione domestica (influenzata dai pasti fuori casa), abbigliamento e calzature (orientate al fast fashion), arredi e consumi energetici domestici (quest’ultimi ridotti grazie all’efficienza tecnologica).
3. Spese obbligate e modello culturale
Nel 2026, l’incidenza delle spese per la macro-funzione “Casa” (affitti, utenze e manutenzione) raggiunge il 28,9% del budget totale delle famiglie (era il 25,8% nel 1995).
Nonostante l’aumento di queste uscite “obbligate”, l’indagine Confcommercio sottolinea l’emergere di un vero e proprio cambio di modello culturale: per non rinunciare a viaggi, ristorazione e cultura, le famiglie italiane scelgono di applicare una gestione più rigorosa e selettiva proprio sugli acquisti di beni materiali tradizionali.