TAJANI: ‘CI SARA’ GIUSTA REMUNERAZIONE DAI GIGANTI DEL WEB’
C’è voluta una lunghissima maratona negoziale per arrivare al sofferto accordo Ue sulla riforma del copyright. Parlamento, Consiglio e Commissione hanno raggiunto un difficile compromesso. Per il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, “musicisti, attori, scrittori, giornalisti, operatori dell’audiovisivo, avranno diritto a una giusta remunerazione anche dai giganti del web”, come Google, Facebook o YouTube.
Introdurre una serie di norme per costringere i giganti del Web a pagare per il lavoro di artisti e giornalisti che viene pubblicato su internet, garantendo comunque il diritto degli utenti a caricare liberamente il materiale e proteggendo le start-up che cercano di entrare nel grande mercato dei contenuti online: e’ questo l’intesa raggiunta sulla direttiva del Copyright nel mercato unico digitale. Ci sono volute 13 ore di trattative in 3 giorni per arrivare a un compromesso. Anche se un consistente gruppo di eurodeputati annuncia battaglia contro quella che considerano “censura” su internet, in vista del voto della plenaria di Strasburgo previsto tra marzo e aprile.
Al Consiglio, l’Italia e gli altri paesi che avevano votato contro il testo di direttiva la scorsa settimana potrebbero cercare di arruolare qualche altro governo per mobiliare una minoranza di blocco.L’accordo garantisce “diritti per gli utenti, una remunerazione giusta per gli autori, e chiarezza di regole per le piattaforme”, ha assicurato il vicepresidente della Commissione, Andrus Ansip. Se l’intesa sara’ confermata, “gli europei finalmente avranno regole moderne sui diritti d’autore adeguate all’era digitale con benefici reali per tutti”, ha detto Ansip.
La direttiva sul Copyright dovrebbe garantire a autori, editori, creatori piu’ potere per negoziare con i big del Web affinche’ paghino per il lavoro che viene utilizzato dalle piattaforme. YouTube, Facebook e Google News saranno tra i colossi maggiormente colpiti dalle nuove regole. “Gli utenti non avranno la responsabilita’ se caricano qualcosa. Saranno le piattaforme a avere la responsabilita’”, ha detto il relatore Voss: “non ci sara’ impatto sugli utenti. Potranno caricare quello che vogliono. La responsabilita’ sara’ delle piattaforme che dovranno verificare se il materiale e’ legale”.
Una parte del materiale, come i meme o i Gif, potra’ essere condiviso in modo gratuito, cosi’ come gli hyperlink agli articoli accompagnati da poche parole o estratti molo brevi. Formalmente la direttiva non impone filtri o altri meccanismi per individuare il materiale con Copyright. Ma, secondo la deputata del partito dei Pirati Reda, questo meccanismo incoraggera’ i colossi a usare meccanismi automatici per filtrare i contenuti e a cancellare anche materiale legale perche’ non coperto da diritti d’autore. Nel frattempo, le start-up con meno di 5 milioni di utenti unici al mese e meno di 10 milioni di fatturato l’anno, hanno ottenuto l’esenzione di una parte degli obblighi della direttiva.
Per quanto riguarda i cosiddetti “snipett” (i link con titoli o frammenti di un articolo), il testo dell’accordo e’ formulato in modo molto vago: gli aggregatori di notizie come Google News o Facebook dovranno far comparire solo un testo “molto breve”. Secondo Reda, si tratta comunque di una “tassa sui link”, che perfino Wikipedia rischia di dover pagare. “Siamo preoccupati per la libera’ di informazione online”, ha detto Reda. Infine, la direttiva prevede che i giornalisti debbono ottenere una parte delle entrate ottenute dagli editori per il loro materiale coperto da Copyright. Ma i governi hanno ottenuto piu’ margine di manovra per mantenere legislazioni nazionali meno favorevoli ai giornalisti.