Tensione alle stelle tra le organizzazioni datoriali sul testo di riforma della legge quadro sull’artigianato del 1985, in fase di rifinitura al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Con la delega governativa in scadenza a fine anno, il ministro Adolfo Urso si trova a fare da arbitro tra Confindustria, fortemente contraria al provvedimento, e il fronte delle associazioni artigiane (Confartigianato, CNA e Casartigiani), che spingono per il varo definitivo.
Le accuse di Confindustria: “Rischi per conti pubblici, fisco e contratti”
Viale dell’Astronomia e le articolazioni territoriali (tra cui Unindustria Lazio) chiedono il blocco dell’iter del decreto delegato e l’apertura immediata di un tavolo di confronto, paventando conseguenze sanzionatorie per il sistema produttivo e le casse dello Stato:
- Impatto sui conti pubblici: Confindustria stima un ammanco potenziale per le entrate statali di oltre 800 milioni di euro di contributi INPS e tra i 250 e i 400 milioni di euro di gettito IRPEF.
- Rischio sui lavoratori: Gli industriali temono un cambio forzato di contratto collettivo applicato per una platea stimata tra 1,3 e 1,8 milioni di dipendenti, con possibili penalizzazioni salariali.
- Freno alla crescita: Secondo Unindustria, l’allargamento dei criteri per rientrare nella qualifica artigiana creerebbe “condizioni artificiose che scoraggiano la crescita dimensionale delle PMI industriali”.
La replica di Confartigianato: “Allarmismi infondati, nessuna perdita di gettito”
Il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, respinge punto per punto i rilievi di Confindustria, ipotizzando che la polemica sia dettata da dinamiche di competizione associativa:
“L’artigianato non deve essere una gabbia. A chi conviene continuare a confinare gli artigiani in limiti dimensionali che ne comprimono la crescita? La riforma serve per aggiornare una legge vecchia di 40 anni, come ricordato anche dal Presidente della Repubblica nell’assemblea del 2024.”
- Neutralità finanziaria: Granelli precisa che il testo contiene una specifica clausola di neutralità finanziaria per le contribuzioni INPS, rendendo infondati i timori sulle uscite statali.
- Nessun dumping contrattuale: La qualifica giuridica di impresa artigiana non impone vincoli automatici sull’applicazione di uno specifico contratto collettivo nazionale.
- Sblocco delle assunzioni: La riforma punta a eliminare il “tappo” dimensionale che oggi costringe molte imprese a scegliere tra l’assunzione di nuovi dipendenti e la perdita dello status giuridico artigiano.