Nuova, pesantissima prova di forza della maggioranza in Parlamento sul terreno delle riforme istituzionali. Con una mossa coordinata, il centrodestra ha chiesto e ottenuto durante la conferenza dei capigruppo la calendarizzazione in Aula della nuova legge elettorale – battezzata nei corridoi della Camera come il “Bignami Bis” – per il 26 giugno.
L’obiettivo strategico di Palazzo Chigi è blindare il testo con un primo via libera prima della pausa estiva di agosto. La decisione ha fatto saltare la transumanza del dialogo in una riunione fiume durata oltre un’ora, scatenando l’ira compatta di tutte le forze del “campo largo”.
Il blitz in Commissione: ecco il nuovo testo (senza preferenze)
Parallelamente alla spinta sul calendario, il centrodestra ha depositato in commissione Affari costituzionali il testo definitivo, limato dopo i vertici interni alla maggioranza. Il documento introduce paletti rigidissimi, confermando le indiscrezioni sul premio di maggioranza e sul meccanismo di ballottaggio, con due importanti novità procedurali:
- Obbligo del Premier: Le liste elettorali che non indicheranno espressamente, insieme al proprio contrassegno, il nome del candidato proposto come Presidente del Consiglio verranno automaticamente escluse e non ammesse alle elezioni.
- Voto all’Estero: Viene interamente riscritto e riorganizzato il capitolo riguardante l’esercizio del voto per i cittadini italiani residenti fuori dai confini nazionali.
Grandi escluse dal testo base, per ora, sono le preferenze. Un silenzio normativo che se da un lato compatta l’asse Meloni-Donzelli, dall’altro lascia aperti spiragli di discussione interna. Il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, pur difendendo la riforma («Dà finalmente chiarezza e stabilità»), ha annunciato che darà battaglia per reinserire le preferenze nei prossimi mesi. Una sponda su cui si è posizionato anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa: «Personalmente sono favorevole alle preferenze, ma spetterà ai parlamentari valutare».
La trincea delle opposizioni: «Vogliono andare al voto subito»
Il centrosinistra denuncia tempi e metodi della maggioranza, segnalando che il calendario prevede una sola giornata di audizioni per il 3 giugno e il voto per l’adozione del testo già il giorno successivo.
Chiara Braga (Capogruppo PD): «La forzatura del centrodestra si consuma contemporaneamente sul testo e sui tempi, calpestando le prerogative delle minoranze. Non si tratta di un semplice intervento correttivo: l’impianto normativo della democrazia è stato completamente ridisegnato senza ascoltare nessuno. Ci rivolgiamo direttamente al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, affinché metta fine a queste forzature».
I toni sono durissimi su tutta la linea del fronte progressista ed ecologista:
- M5S (Riccardo Ricciardi): «Non possiamo in alcun modo accettare un metodo di questo tipo. Maggioranza e governo si stanno assumendo una responsabilità gravissima di fronte al Paese».
- AVS (Filiberto Zaratti): «Ci impediscono qualsiasi forma di reale discussione democratica, il loro unico obiettivo è blindare la legge e andare al voto subito».
- Italia Viva (Maria Elena Boschi): «Mentre le famiglie italiane non arrivano a fine mese a causa dell’inflazione, a Palazzo Chigi pensano esclusivamente a ridisegnare le regole del gioco per i propri equilibri di potere».
- +Europa (Riccardo Magi): «Una fretta indegna, siamo di fronte a uno strappo istituzionale senza precedenti».
La replica di FdI: «Aperti a modifiche, ma l’impianto non si tocca»
A respingere le accuse di autoritarismo è il partito della premier, che rivendica la paternità e la legittimità del percorso intrapreso. Il deputato e responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, assicura che non c’è stata alcuna mancanza di rispetto:
«Abbiamo atteso che si esaurisse l’intera discussione generale prima di depositare il testo e abbiamo persino accolto alcune delle indicazioni emerse dalle settanta audizioni parlamentari svolte finora. Il testo non è inemendabile: se arriveranno emendamenti condivisibili saremo i primi ad approvarli. Sia chiaro, però, che se l’opposizione presenterà emendamenti con l’unico scopo di stravolgere l’impianto della riforma – ad esempio per cancellare il premio di maggioranza – troverà un muro insuperabile».