Entra nel vivo al Senato il confronto sulla nuova legge elettorale, in un clima di forte scontro politico tra maggioranza e opposizioni. Dopo l’ennesimo vertice di centrodestra svoltosi nella sede di Fratelli d’Italia in via della Scrofa, la coalizione di governo ha confermato l’intenzione di mantenere al 42% la soglia necessaria per far scattare il premio di maggioranza, accantonando – almeno per il momento – l’ipotesi di un ridimensionamento al 41% avanzato con un emendamento a firma FdI. Tramonta anche ogni ipotesi sul ballottaggio, mentre restano ancora aperte le trattative sulla norma “anti-cespugli” (il limite del 3% sotto il quale i voti non vengono computati per il premio) e sul meccanismo delle preferenze.
Il via libera alle pregiudiziali al Senato
L’Aula di Palazzo Madama ha intanto respinto con 100 voti contrari e 66 favorevoli le quattro questioni pregiudiziali presentate dai partiti di minoranza, che chiedevano di arrestare l’esame del provvedimento. Le opposizioni contestavano la legittimità costituzionale delle liste bloccate, l’indicazione obbligatoria del candidato premier, la compatibilità del premio su scala nazionale con l’elezione del Senato su base regionale e l’impatto della riforma sugli equilibri tra gli organi costituzionali.
Un ulteriore elemento di attrito riguarda le tempistiche dell’iter: la Conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha calendarizzato l’approdo del testo alla Camera per il prossimo 28 settembre. Una decisione che dal Partito Democratico viene bollata come «l’ennesima forzatura sui tempi per mortificare il confronto parlamentare».
Attacco delle opposizioni: “Regole su misura dei sondaggi”
Dai banchi delle minoranze le critiche sono state durissime. Per Stefano Patuanelli (M5S) si tratta di regole «cucite su misura in base ai sondaggi del momento», mentre Dafne Musolino (Italia Viva) e Peppe De Cristofaro (Avs) hanno sottolineato come il ritorno in Aula del testo senza un mandato al relatore dimostri la frammentazione interna alla destra, che starebbe modificando le regole del gioco «per paura di perdere». Sulla stessa linea il dem Alessandro Alfieri, che ha sfidato la maggioranza ad approvare le preferenze reali proposte dall’opposizione.
La replica del centrodestra: “Garantire stabilità”
Di contro, i rappresentanti della maggioranza difendono l’impianto della riforma rivendicando l’esigenza di assicurare stabilità al Paese. Cinzia Pellegrino e Marco Lisei (FdI) hanno ribadito che il premio di maggioranza e l’indicazione del premier servono a evitare la frammentazione politica, rafforzando al contempo la sovranità popolare e la capacità di governo dell’esecutivo.
Il cronoprogramma resta serratissimo: il Senato punta a chiudere la partita entro la mattinata di martedì 15 settembre con la votazione finale, per poi trasmettere il testo a Montecitorio in vista dell’esame fissato per il 28 settembre.