Approvata in Senato con 112 voti la riforma costituzionale per la separazione delle carriere tra giudici e PM. Manicata la maggioranza dei due terzi, la parola passa ora ai cittadini. Meloni parla di “traguardo storico”, l’opposizione denuncia “pieni poteri”.
La riforma costituzionale della giustizia, che introduce la separazione delle carriere dei magistrati, la creazione di due distinti CSM (Consigli Superiori della Magistratura) e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, ha ottenuto il definitivo via libera dal Parlamento. L’Aula del Senato ha approvato il testo in quarta e ultima lettura conforme con 112 voti a favore, 59 contrari e 9 astenuti.
Non essendo stata raggiunta la maggioranza qualificata dei due terzi (come previsto dall’articolo 138 della Costituzione), il testo non entra immediatamente in vigore, ma dovrà essere sottoposto a referendum confermativo. Sia la maggioranza di centrodestra che le opposizioni hanno già annunciato l’intenzione di avviare le procedure per la richiesta del voto popolare.
Il voto è stato accolto da un lungo applauso e dall’esultanza dei senatori della maggioranza e dei membri del Governo presenti in Aula, tra cui il Guardasigilli Carlo Nordio.
La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito l’approvazione come “un traguardo storico e un impegno concreto mantenuto a favore degli italiani”, aggiungendo che il Governo e il Parlamento “hanno fatto la loro parte” e ora “la parola passerà ai cittadini”.
Il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto (Forza Italia), ha celebrato il risultato come “il frutto di una battaglia iniziata da Silvio Berlusconi trent’anni fa”, parlando di “trionfo del garantismo e della libertà” che libererà i magistrati dalle “correnti”. Sulla stessa linea il capogruppo FI Maurizio Gasparri, che rivendica la fine del “malcostume delle correnti” e la politicizzazione del sistema, grazie anche all’introduzione del sorteggio dei membri del CSM.
Il Ministro Nordio, pur esprimendo soddisfazione per il risultato, ha lanciato un appello affinché il prossimo referendum si svolga in termini “pacati” e “razionali”, senza essere “politicizzato”, e ha respinto le critiche sulla presunta “legge punitiva” contro la magistratura.
Il voto finale è stato accompagnato dalle proteste in Aula dei senatori di PD, M5S e AVS, molti dei quali hanno alzato cartelli rossi con la scritta bianca “No a pieni poteri”, prontamente richiamati all’ordine dal Presidente del Senato, Ignazio La Russa. I senatori di IV si sono astenuti, mentre quelli di Azione hanno votato a favore.
La segretaria del PD, Elly Schlein, in conferenza stampa a Palazzo Madama, ha attaccato duramente il Governo: “Non è normale che il governo parli ogni giorno per delegittimare un altro potere”. Schlein ha accusato l’Esecutivo di ricercare “pieni poteri” ed essere “insofferenti a lacci, laccioli e controlli”.
Anche il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha parlato di un chiaro “obiettivo politico di sottrarsi a qualsiasi controllo della magistratura” e di un Esecutivo che “rivendica dei pieni poteri” e si scontra regolarmente con le Corti di Giustizia.
Il prossimo passo è ora il referendum confermativo, con il Paese che sarà chiamato a decidere sul nuovo assetto costituzionale della giustizia italiana.