Si aprono i seggi per un referendum che ha smesso da tempo di essere un quesito tecnico per trasformarsi in un durissimo corpo a corpo politico. La riforma della Magistratura, approvata lo scorso ottobre dal Senato, arriva al giudizio degli elettori dopo settimane di veleni, gaffe e una polarizzazione che ha costretto il Quirinale a un richiamo ufficiale alla responsabilità.
Nonostante l’auspicio di un dibattito nel merito — incentrato su pilastri quali la separazione delle carriere, il doppio Csm e il sorteggio dei componenti — la campagna elettorale ha rievocato i fantasmi degli anni ’90. I toni da “muro contro muro” tra i comitati del Sì, espressione della maggioranza di governo, e quelli del No, sostenuti dalle opposizioni e dall’Associazione Nazionale Magistrati (Anm), hanno spesso messo in ombra i contenuti del ddl Nordio.
La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è scesa in campo in prima persona per blindare la riforma. “È un’occasione storica per liberare le toghe dalla piaga del correntismo ideologizzato,” ha dichiarato la premier, assicurando che non vi è alcun intento di assoggettare la magistratura all’esecutivo.
A farle eco il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che difende l’impianto strutturale della revisione, e il sottosegretario Alfredo Mantovano, il quale garantisce l’assoluta indipendenza del potere giudiziario anche nel nuovo assetto. Tuttavia, la tensione resta altissima: la riforma viene presentata dal centrodestra come una garanzia di libertà per i cittadini, mentre per i critici rappresenta un vulnus democratico senza precedenti.
Sul fronte opposto, Elly Schlein (Pd) e Giuseppe Conte (M5S) hanno eretto una vera “linea Maginot”. Secondo la segretaria dem, il provvedimento servirebbe solo a un governo che vuole toghe obbedienti, mentre il leader del Movimento 5 Stelle accusa la maggioranza di voler garantire l’impunità ai politici, allontanandoli dal controllo di legalità.
La campagna è stata costellata da scivoloni mediatici e uscite infelici da entrambi i lati: dai paragoni tra la riforma e la strage di Minneapolis fatti da esponenti dell’Anm, alle definizioni della magistratura come “plotone d’esecuzione” o “sistema para-mafioso”. Tra fake news e gaffe involontarie — non ultimo l’appello della Schlein che, per errore, ha invitato a votare “Sì” durante un comizio — il Paese arriva alle urne in un clima di profonda incertezza, con i sondaggi che prevedono un testa a testa all’ultimo voto.
AL VIA IL VOTO PER 50 MILIONI DI ITALIANI
Si aprono domani i seggi per una delle consultazioni elettorali più attese dell’ultimo decennio. Oltre 45 milioni di elettori in Italia, a cui si aggiungono 5,5 milioni di residenti all’estero, sono chiamati a decidere le sorti della riforma della magistratura. Il Paese è dinanzi a un bivio costituzionale: confermare o respingere la legge di revisione approvata dal Parlamento il 30 ottobre 2025, che non aveva però ottenuto la maggioranza qualificata dei due terzi necessaria per l’entrata in vigore immediata.
Il meccanismo, previsto dall’articolo 138 della Carta, affida ora l’ultima parola ai cittadini. Sulla scheda di colore verde, il quesito tecnico interroga gli elettori sulla modifica di sette articoli fondamentali (dall’87 al 110) riguardanti l’ordinamento giurisdizionale e l’istituzione della nuova Corte disciplinare.
A differenza dei referendum abrogativi, per questa consultazione costituzionale non è previsto alcun quorum. La riforma sarà approvata o bocciata sulla base della semplice maggioranza dei voti validamente espressi: il risultato sarà dunque efficace qualunque sia la percentuale di affluenza alle urne.
Le operazioni di voto si articoleranno su due giornate:
- Domenica 22 marzo: seggi aperti dalle ore 7:00 alle 23:00.
- Lunedì 23 marzo: seggi aperti dalle ore 7:00 alle 15:00.
Lo scrutinio inizierà immediatamente dopo la chiusura dei seggi di lunedì; il verdetto definitivo è atteso già nel tardo pomeriggio dello stesso giorno. Il Viminale comunicherà i dati parziali sull’affluenza domenica (ore 12:00, 19:00 e 23:00) e il dato definitivo lunedì alle 15:00.
Possono partecipare alla consultazione tutti i cittadini maggiorenni iscritti nelle liste elettorali. Per gli italiani residenti all’estero, il voto per corrispondenza si è già concluso nelle scorse settimane. Per esercitare il diritto di voto presso il proprio seggio di appartenenza, è necessario presentarsi muniti di:
- Documento di identità in corso di validità.
- Tessera elettorale.
In caso di smarrimento o esaurimento degli spazi sulla tessera, gli uffici elettorali comunali resteranno aperti per tutta la durata delle votazioni per il rilascio immediato dei duplicati.