A soli nove giorni dall’apertura, la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia viene travolta da una crisi istituzionale senza precedenti. In un clima di scontro frontale tra il Governo e la Fondazione, l’intera Giuria Internazionale si è dimessa. La risposta del Presidente Pietrangelo Buttafuoco è stata immediata e radicale: i premi ufficiali vengono congelati fino a novembre e nascono i “Leoni dei Visitatori”.
Le dimissioni della Giuria e il caso geopolitico
La Giuria (tutta al femminile e presieduta da Solange Farkas) ha rassegnato le dimissioni in polemica con la gestione del Padiglione russo. In precedenza, la giuria stessa aveva deciso di escludere dai premi sia la Russia che Israele, motivando la scelta con le accuse di “crimini contro l’umanità” rivolte ai leader dei due Paesi.
Con l’azzeramento della giuria tecnica:
- Rientro in concorso: Russia e Israele rientrano ufficialmente tra i candidati ai premi.
- Niente cerimonia il 9 maggio: La tradizionale cerimonia di inaugurazione e premiazione è stata cancellata. Le porte della Biennale apriranno semplicemente ai visitatori il 9 maggio, mentre i Leoni d’Oro ufficiali saranno assegnati solo il 22 novembre, a chiusura della mostra.
La mossa di Buttafuoco: Il Leone del Popolo
Per sopperire al vuoto lasciato dai giurati, la Biennale ha istituito due nuovi premi: i Leoni dei Visitatori. Saranno i possessori di un biglietto regolarmente tracciato a votare tramite il sistema di biglietteria il miglior partecipante e la miglior partecipazione nazionale.
- L’elogio di Zaia: Il Governatore del Veneto ha definito la scelta di Buttafuoco “intelligente e autorevole”.
- Soddisfazione da Israele: L’artista israeliano Belu-Simion Fainaru ha accolto con favore la decisione, chiedendo che gli artisti vengano valutati per il loro lavoro e “non per il passaporto”.
Meloni e Giuli: “Nessun commissariamento”
Dalla conferenza stampa post Cdm, la premier Giorgia Meloni ha cercato di raffreddare i toni, pur mantenendo ferma la critica politica a Buttafuoco:
“Buttafuoco è una persona capacissima, ma sulla scelta del padiglione russo io al suo posto avrei agito diversamente. Il governo ha dichiarato di non condividere la scelta, ma la Biennale resta un ente autonomo”.
Il Ministero della Cultura ha smentito categoricamente ogni intenzione di commissariare la Fondazione, nonostante l’invio degli ispettori avvenuto ieri. Secondo via Arenula, le dimissioni della giuria sono una dinamica interna a cui il ministero è del tutto estraneo.
Le opposizioni gridano allo scandalo
Il fronte del centro-sinistra parla di un “caos indegno” e di una “crisi culturale senza precedenti”.
- PD: Sandro Ruotolo e Matteo Orfini accusano la Biennale di aver “scelto” di riammettere due Paesi guidati da “governi criminali”.
- M5S: Il deputato Gaetano Amato parla di una “figuraccia internazionale” che ricade interamente sulle spalle della premier e del Ministro Giuli.
La Biennale si prepara dunque a un’apertura sottotono, senza tappeti rossi e con il sistema di voto popolare chiamato a risolvere una crisi che intreccia arte, diritto internazionale e scontro politico interno.