Indignazione per l’atto vandalico sul Lungotevere. Le nipoti: “Ignobile, Meloni non ci stupisce con il suo silenzio”. Condanna unanime da La Russa, Fontana, Giuli, Schlein e Conte, che sollecita un intervento della Premier.
Un nuovo, vile attacco alla memoria storica ha scosso Roma. La lapide dedicata a Giacomo Matteotti sul Lungotevere Arnaldo da Brescia è stata danneggiata, suscitando un’ondata di sdegno e richieste di condanna unanime dalle istituzioni. L’episodio, che riporta alla mente la figura del deputato socialista assassinato dai fascisti nel 1924, riaccende il dibattito sui valori antifascisti e sulla necessità di difendere la memoria storica.
“Il nome di mio nonno fa paura”. Con queste parole cariche di amarezza, Laura Matteotti, nipote di Giacomo, ha commentato a LaPresse l’atto vandalico. Definendolo “ignobile”, ha espresso preoccupazione per la cura del monumento, recentemente risistemato, e ha auspicato una “condanna unanime da parte delle istituzioni”.
Anche l’altra nipote, Elena Matteotti, ha manifestato il suo sconforto: “Cerco di dare un volto a queste persone ma non ci riesco, non so se hanno una connotazione politica o sono solo degli imbecilli”. Elena Matteotti ha poi rivolto una frecciata al Presidente del Consiglio: “Mi ha fatto piacere l’intervento di Tajani, subito stamattina. Meloni non ha preso posizione ma questo non mi stupisce: l’anno scorso, all’inizio del centenario della morte, le avevo chiesto una presa di posizione ma non è stata presa. Vorrebbe dire sconfessare quello in cui crede”.
La condanna per l’atto vandalico è stata immediata e unanime da parte delle principali cariche istituzionali e dei leader politici.
Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha espresso “ferma condanna per l’atto vandalico” sui social, definendolo “un gesto inaccettabile e vile che colpisce chi pagò con la vita la difesa dei suoi convincimenti ideali e politici”.
Sulla stessa linea il Presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana, che ha parlato di “più ferma condanna” per un “gesto vile e uno sfregio alla memoria di un deputato che ha pagato con la vita il coraggio delle sue idee e la sua incrollabile fedeltà alla democrazia”. Fontana ha ricordato come la memoria di Matteotti sia viva alla Camera, rappresentata dallo scranno a lui riservato, da cui denunciò le violenze fasciste.
Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha effettuato un sopralluogo al monumento, dichiarando: “È un atto di viltà che inorridisce la nostra coscienza repubblicana e che non deve rimanere impunito”. Auspicando che i responsabili vengano individuati, Giuli ha sottolineato: “Non è la prima volta che accade in questo luogo? No, ma dovrebbe essere l’ultima”.
Dall’opposizione, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha definito il danneggiamento un “atto gravissimo e un insulto alla memoria di una persona che ha pagato con la vita l’aver combattuto per la libertà”. Schlein ha chiesto che si faccia luce al più presto sui responsabili e che il monumento venga ripristinato “per riaffermare che l’Italia non dimentica i suoi martiri della libertà”.
Anche il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha parlato di “insulto alla memoria collettiva, ai nostri valori, alla dura lotta fatta contro il fascismo”. Conte ha rilanciato la richiesta delle nipoti di Matteotti, sollecitando un intervento diretto della Premier: “Ci aspettiamo che vengano individuati i responsabili e che Giorgia Meloni dia seguito alla richiesta fatta dai familiari di Matteotti: dia un segnale chiaro a nome di tutto il Paese contro questo scempio”.