Un sabato ad altissimo rischio per l’ordine pubblico ha paralizzato il centro della Capitale. Oltre 1.500 agenti delle forze dell’ordine sono stati dispiegati per gestire e isolare quattro diverse manifestazioni che hanno attraversato la città contemporaneamente, caratterizzate da profonde e radicali contrapposizioni ideologiche: dall’ultradestra sovranista ai collettivi studenteschi di sinistra, passando per l’associazionismo antifascista e il mondo cattolico dei Pro-Vita.
1. Il corteo di “Remigrazione”: saluti romani e cori per il Duce nel quartiere Prati
Il primo faro delle forze dell’ordine era puntato sulla manifestazione promossa dal movimento estremista “Remigrazione e Riconquista”, che ha raccolto nel quartiere Prati frange dell’estrema destra radicale e gruppi di ultras provenienti da tutta Italia.
- Lo scenario: Centinaia di militanti in t-shirt nera e bandiere tricolori hanno sfilato lungo via Cola di Rienzo (dove molti negozianti hanno abbassato preventivamente le serrande).
- Gli slogan: Il corteo è stato scandito da saluti romani e cori inneggianti al Duce. In testa, lo striscione per promuovere una proposta di legge di iniziativa popolare mirata al rimpatrio forzato degli immigrati. «Oggi abbiamo rialzato la testa e non ci fermerà più nessuno», hanno urlato i portavoce dal megafono.
2. La risposta antifascista: ANPI e CGIL in piazza con Vannacci a testa in giù
A pochi chilometri di distanza, con partenza dal Colosseo, è andata in scena la contromanifestazione dell’area progressista, indetta da sindacati, associazioni e dalla rete No Kings.
Natale Di Cola (Segretario CGIL Roma): «Le antifasciste e gli antifascisti hanno riempito le vie del centro. Questa è la migliore risposta democratica a chi ha voluto portare nella nostra città l’odio, la violenza e il razzismo».
Nel corso del corteo sono spuntate bandiere della Palestina e cartelli shock che ritraevano il generale Roberto Vannacci appeso a testa in giù. Dai balconi di alcuni palazzi storici del centro, diversi cittadini hanno esposto lenzuola con la scritta “Stop Remigration”.
3. L’assedio al Ministero di Salvini: fiamme e letame a Porta Pia
La tensione più alta si è registrata a Porta Pia, sotto la sede del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. I collettivi studenteschi OSA e Cambiare Rotta, uniti ai movimenti per il diritto all’abitare, hanno dato vita a un corteo partito dal Verano all’insegna dello slogan “Respingiamo guerra, razzismo e sfruttamento”.
Davanti al dicastero, i manifestanti hanno dato alle fiamme una ruspa e un carro armato finti (costruiti in cartone e polistirolo), lanciato petardi e fumogeni, e svuotato sacchi di terra agricola e letame a ridosso degli ingressi.
Immediata e furiosa la replica sui social del vicepremier Matteo Salvini:
4. Il corteo Pro-Vita: in 20mila per la vita, spuntano Fontana e Bocelli
Di stampo completamente diverso, ma altrettanto imponente, la sfilata nazionale “Scegliamo la Vita”, organizzata dalle associazioni Pro Vita e Famiglia, che ha visto sfilare circa 20mila persone da piazza della Repubblica fino a San Giovanni.
La manifestazione ha incassato l’appoggio istituzionale del presidente della Camera, Lorenzo Fontana («Essenziale rafforzare il sostegno alla maternità»), e il supporto del tenore Andrea Bocelli, che ha voluto inviare un messaggio toccante ricordando la propria storia personale: «A mia madre i medici sconsigliarono di portare avanti la gravidanza, ma lei scelse di fidarsi della vita. Devo tutto a quella scelta».
L’opposizione attacca: «Deriva pericolosa, Meloni tace»
Le immagini dei saluti romani nel cuore di Roma hanno scatenato una durissima reazione politica da parte del centrosinistra, che accusa Palazzo Chigi di silenzio complice. Angelo Bonelli (AVS) ha dichiarato: «Di fronte a questo scempio di ignobili slogan fascisti, Giorgia Meloni tace», mentre il capogruppo del PD al Senato, Francesco Boccia, ha rincarato la dose definendo la proposta della remigrazione una «deriva pericolosa che rischia di trasformarsi in deportazione», esigendo una condanna ufficiale da parte di tutte le forze di maggioranza.