Clamoroso a Strasburgo: Ilaria Salis mantiene l’immunità per un solo voto. Polemiche e accuse incrociate tra i leader italiani
Con un margine al cardiopalma, di un solo voto di differenza, il Parlamento europeo ha deciso a scrutinio segreto di non revocare l’immunità parlamentare all’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), Ilaria Salis. L’esito ha riacceso il dibattito politico in Italia, tra accuse di “tradimento” nel centrodestra e l’esultanza delle forze di sinistra.
Il voto, svoltosi in plenaria a Strasburgo, si è concluso con 306 voti favorevoli al mantenimento dell’immunità e 305 contrari, con 17 astenuti. La decisione respinge la richiesta di revoca avanzata dalle autorità ungheresi.
“Questo voto è una vittoria per la democrazia, lo stato di diritto e l’antifascismo,” ha dichiarato Ilaria Salis in una nota del gruppo La Sinistra (GUE/NGL), sottolineando che la decisione dimostra che “la resistenza funziona”. Messaggi di soddisfazione sono arrivati anche da Nicola Zingaretti (PD), che ha parlato di “difesa dello Stato di diritto”, e dai leader di AVS, Bonelli e Fratoianni, che hanno ringraziato i parlamentari europei e attaccato il “regime di Orban”.

Di tutt’altro tenore la reazione nel centrodestra. Il Vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, ha tuonato sui social criticando l’esito: “Accusata di lesioni aggravate… Ma col trucchetto del voto segreto, richiesto dai gruppi di sinistra, anche qualcuno che si dice di ‘centrodestra’ ha votato per salvare la signora Salis dal processo. Vergogna!”.
Sulla stessa linea il Generale Roberto Vannacci, che ha accusato la sinistra di aver umiliato la giustizia per un “squalido sotterfugio elettorale”, affermando che “la giustizia non è uguale per tutti”.
La critica di Salvini ha innescato una pronta risposta da parte del Vicepremier e Segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, che ha respinto le accuse di slealtà: “Le calunnie, gli insulti non li accettiamo, non c’è nessuno che tradisce, nessuno che fa giochi strani, noi siamo sempre stati leali e coerenti”. Tajani ha poi concluso diplomaticamente, ricordando che “a scrutinio segreto ci sono 700 e più parlamentari che votano…”.
Il Parlamento europeo ha inoltre respinto la revoca dell’immunità per altri due eurodeputati ungheresi, Péter Magyar e Klára Dobrev, nel cui caso la Commissione JURI ha ravvisato un possibile fumus persecutionis (sospetto di persecuzione politica).
Infine, il leader di Azione, Carlo Calenda, pur riconoscendo il “voto importante” di Strasburgo in difesa delle libertà, ha ribadito una posizione netta: “Ilaria Salis va processata in Italia. Abbiamo chiesto al ministro Nordio di attivarsi. Le imputazioni riguardanti atti di violenza non possono essere lasciate cadere per ragioni politiche”.
La vittoria della Salis è stata immediatamente seguita da un momento di tensione. L’eurodeputato ceco del PPE, Tomáš Zdechovský, ha denunciato un malfunzionamento della scheda voto e ha chiesto inutilmente alla Presidente Roberta Metsola di ripetere la votazione, richiesta respinta.
L’attenzione si è subito concentrata sui “franchi tiratori” che hanno disatteso le indicazioni dei rispettivi gruppi. I principali sospetti di “tradimento” sono ricaduti sul Partito Popolare Europeo (PPE), le cui defezioni avrebbero permesso a Salis di prevalere. Durissime le reazioni e le accuse, in particolare da parte della Lega, ai colleghi popolari, rei di averla salvata grazie al voto segreto.
La decisione dell’Eurocamera conferma la relazione adottata il 24 settembre dalla commissione Affari legali (JURI), che a sorpresa aveva già raccomandato, sempre con un solo voto di scarto, di non revocare l’immunità.
Normalmente, il Parlamento Europeo tende a concedere la revoca dell’immunità per consentire alle autorità giudiziarie di procedere, a meno che non si ravvisi un “fumus persecutionis” (intento persecutorio politico) o che i fatti siano di lieve entità.
Il caso Salis, tuttavia, è stato trattato in modo “singolare” per via del contesto: a chiedere di processarla era il Governo di Viktor Orbán, accusato dall’UE di non rispettare lo Stato di diritto e di non garantire condizioni eque ai detenuti. Il voto in dissenso di molti eurodeputati, in particolare nel PPE, è stato interpretato come un segnale politico contro il regime ungherese.
Ilaria Salis, candidata e poi eletta dall’Alleanza Verdi-Sinistra proprio per ottenere la liberazione dopo 15 mesi di carcere e le critiche sulle sue condizioni detentive, ha commentato a caldo: “Siamo tutti antifascisti”. Ha definito il voto “una vittoria per la democrazia, lo stato di diritto e l’antifascismo”.
Salis, accusata dalle autorità ungheresi di aver partecipato all’aggressione di due attivisti neonazisti durante una contro-manifestazione a Budapest nel febbraio 2023, ha subito chiesto che l’attenzione si sposti ora su un’altra attivista, Maja, “detenuta nelle carceri ungheresi in condizioni vergognose e sottoposta a un processo farsa dove viene trascinata in catene come una bestia”. Nonostante la conferma dell’immunità, Salis, tramite i suoi legali, continua a chiedere di essere processata in Italia.
La strettissima votazione che ha salvato l’immunità di Ilaria Salis solleva interrogativi e speculazioni sulle future dinamiche politiche interne al Parlamento Europeo. Secondo alcune analisi, l’esito a sorpresa potrebbe non essere un caso isolato, ma l’indizio di una ricerca di “pacificazione nel segno del garantismo” all’interno della maggioranza Ursula (PPE, S&D, Renew).
Questa ipotesi si fa particolarmente rilevante in vista delle prossime richieste di revoca dell’immunità che coinvolgeranno altri quattro eurodeputati italiani. Tra poche settimane o mesi, l’Eurocamera sarà infatti chiamata a esprimersi su:
- Elisabetta Gualmini e Alessandra Moretti (PD), per un presunto coinvolgimento nel Qatargate.
- Salvatore De Meo e Fulvio Martuscello (FI), nell’ambito del cosiddetto Huaweigate.
Un elemento cruciale che potrebbe aver favorito il voto a favore di Salis è il fattore dell’assenteismo mirato. I votanti totali sono stati solo 628, oltre novanta in meno rispetto al numero complessivo degli eurodeputati. Nelle votazioni immediatamente successive, i partecipanti sono tornati a salire a 638 e poi a 650, suggerendo che alcune assenze “strategiche” possano essere state decisive per garantire il singolo voto di margine.
Dietro la scelta di molti deputati di non votare contro Salis ci sarebbe stata anche la volontà di evitare un grave imbarazzo al Governo italiano, un “grattacapo” che sarebbe sorto con il ritorno dell’eurodeputata in una prigione ungherese, data la forte contrapposizione tra Roma e Budapest sulle condizioni carcerarie e lo Stato di diritto.
Nonostante le presunte defezioni, i gruppi della destra si sono mostrati compatti nel votare contro il mantenimento dell’immunità. I Patrioti e l’ultradestra di Esn hanno votato in blocco, e fonti interne all’ECR (Conservatori e Riformisti Europei) hanno ribadito che la delegazione polacca del PiS (e i meloniani) si è espressa in modo “fortemente” favorevole alla revoca.