Matteo Salvini ha portato la “Lega di lotta e di governo” in Piazza del Duomo a Milano, radunando i leader della destra sovranista europea sotto lo slogan dei “Patrioti”. Di fronte a una folla stimata in circa 10.000 persone dalle forze dell’ordine (20.000 secondo gli organizzatori), il vicepremier e ministro delle Infrastrutture ha lanciato una sfida frontale non solo all’Unione Europea, ma anche agli alleati di governo, in particolare a Giorgia Meloni, proprio mentre la premier è impegnata nel difficile equilibrio diplomatico post-Sigonella con l’amministrazione Trump.
Salvini ha definito l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) come una “accoppiata malefica”, accusandoli di voler imporre un “nuovo lockdown economico” all’Italia attraverso le regole del Patto di Stabilità (di cui Kammer del FMI ha chiesto proprio ieri una “disciplina fiscale” rigorosa, vietando il taglio delle accise).
“Chiediamo alla UE di sospendere entro pochi giorni il Patto di stabilità, altrimenti faremo da soli”, ha tuonato Salvini, evocando uno scenario di rottura unilaterale dei trattati di bilancio.
Il passaggio più dirompente dell’intervento ha riguardato la politica energetica. In netta controtendenza rispetto alla linea atlantista ed europea (e dopo il blocco di Hormuz che ha fatto crollare il petrolio a 90 dollari, ma mantenuto l’incertezza), Salvini ha esortato a rompere l’isolamento verso Mosca:
“Torniamo a comprare gas e petrolio dalla Russia, come stanno già facendo gli Stati Uniti. Vogliamo vivere, studiare e lavorare, non morire di sanzioni”. Un assist diretto alle richieste di Giuseppe Conte (M5S) e una provocazione a Meloni e Schlein, che proprio ieri avevano escluso questa possibilità.
Nonostante il tentativo iniziale di far virare la manifestazione sui temi economici e sul caro energia, il raduno dei “Patrioti” è rimasto ancorato allo schema identitario su migranti, sicurezza e anti-islamizzazione. Sul palco sono saliti i leader della destra più estrema, molti dei quali hanno evocato una “Fortezza Europa” (locuzione storica della propaganda nazista) per proteggere il popolo cristiano:
- Mario Giordano: Ha scandito dal palco la parola d’ordine “Remigrazione”, definita poi da Salvini come il rimpatrio di chi, avendo ottenuto cittadinanza o permesso, commette errori.
- Geert Wilders (Olanda): “Milano è nostra, non è dell’Islam. L’Italia è un Paese cristiano e non diventerà mai un Paese islamico. Niente più Eurabia”.
- Udo Landbauer (Austria): Ha invocato una “piazza pulita in ogni quartiere” contro la “propaganda immigrazionista”.
- Jordan Bardella (Francia): Ha celebrato l’alleanza come “la prima forza di opposizione a Ursula von der Leyen”.
Salvini ha concluso rivendicando che questa alleanza è “l’unico vero avversario per i burocrati di Bruxelles al servizio di affaristi e guerrafondai”, lanciando un abbraccio a Viktor Orbán per aver “difeso i confini”.
Mentre Piazza Duomo era occupata dai Patrioti, un corteo dei centri sociali e antagonisti ha sfilato in segno di protesta. Si sono registrati momenti di tensione e scontri con le forze dell’ordine, che hanno blindato il centro di Milano per evitare contatti tra le due fazioni.
La manifestazione di Milano non è solo una dimostrazione di forza identitaria, ma un attacco politico alla strategia della Premier Meloni. Mentre Meloni cerca di accreditarsi come mediatrice tra Trump e l’Europa (caso Sigonella, missione Hormuz), Salvini si posiziona come l’ala oltranzista che vuole rompere con Bruxelles, trattare con Putin e bloccare l’immigrazione con la “Remigrazione”. Una mossa che spacca la maggioranza proprio mentre il Paese affronta il rischio recessione e l’incertezza del Golfo.