Matteo Salvini alza il muro contro il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), riaccendendo il dibattito politico e frantumando ulteriormente il fronte delle opposizioni. “La Lega non ratificherà mai il MES”, ha tuonato il leader del Carroccio, chiedendo a gran voce la “liquidazione della quota italiana per riprenderci i nostri 15 miliardi”. Secondo Salvini, questi fondi potrebbero essere impiegati per “abbassare le tasse, fare investimenti e aumentare le pensioni”, lasciando agli altri Paesi dell’Eurozona la libertà di decidere sul futuro del meccanismo.
“Mes? No! Il Parlamento, grazie anche alla posizione ferma della Lega che ha sempre combattuto il Mes sin dai tempi di Monti, ha già respinto il tentativo dell’UE di metterci questo cappio al collo. Dalla trasformazione in “salva banche” non avremmo nessun vantaggio perché le nostre banche godono di ottima salute. Visto che si insiste a proporre questa modifica che la Lega non ratificherà mai, rispondiamo proponendo di liquidare la quota italiana per riprenderci i nostri quindici miliardi con cui potremmo abbassare le tasse, fare investimenti e aumentare le pensioni, lasciando liberi gli altri di fare quello che vogliono”. Così Matteo Salvini.
L’Italia si trova così in una posizione di isolamento, essendo l’unico Stato membro a non aver ancora ratificato il trattato. La questione ha diviso profondamente anche le forze di opposizione. Da un lato, +Europa, Italia Viva e Azione si schierano apertamente a favore della ratifica, sottolineando l’importanza del MES per la stabilità finanziaria europea. Dall’altro, il Movimento 5 Stelle (M5s) sospetta che il governo Meloni sia pronto a “barattare il sì al MES con la proroga del Pnrr o con la possibilità di utilizzarlo per la difesa”, alimentando ulteriori polemiche. La frattura tra le opposizioni rischia di complicare ulteriormente il quadro politico, mentre il governo Meloni sembra intenzionato a mantenere una linea dura sul MES.
“A quanto pare siamo a un nuovo pressing dell’Ue sul Governo Meloni affinché ratifichi il Mes. Al di là delle reazioni muscolari della Lega, sappiamo tutti che proprio la Lega esprime un ministro, Giorgetti, che se potesse approverebbe il Mes oggi. In più sappiamo bene che nel dicembre 2023 la maggioranza di centrodestra ha detto no in Parlamento alla ratifica del Mes non perché autenticamente contraria, ma per provare disperatamente a bilanciare il colossale fiasco di Meloni e Giorgetti, che poco prima avevano detto uno sciagurato sì al nuovo Patto di stabilità che ha condannato l’Italia a 12 miliardi di tagli l’anno. Insomma, un atteggiamento da sovranisti d’accatto, che di sicuro si sono già piegati alla tecnocrazia Ue in occasione del Patto di stabilità. E adesso che faranno? Le indiscrezioni parlano di un Governo che sta provando a barattare il sì al Mes con una proroga del Pnrr, oppure con la possibilità di usarne le risorse per spese militari. La realtà è che, come il Patto di stabilità, come lo scorporo da esso dei soli investimenti in armi e come il Piano ReArm Eu, il Mes è espressione di quell’Europa profondamente sbagliata, elitaria, neoliberista che tanto piace a Meloni e Giorgetti. Alla fine anche su questo ogni maschera cadrà”. Lo comunicano in una nota i parlamentari M5s delle commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato.
“Salvini vuole distruggere l’Europa e vuole farlo insieme ai suoi compagni che sono la Afd, Orban, Le Pen eccetera. C’è un piccolo dettaglio che Salvini omette di dire: che senza l’Europa, l’euro e la Bce, l’Italia è fallita. Stiamo parlando di uno che ha fatto fortuna politicamente dicendo ‘fuori dall’euro’ per dieci anni e poi è finito per appoggiare il governo Draghi. Allora in un paese del genere quando Salvini dice una cosa dovrebbero fargli delle pernacchie. Quello che dice non ha nessun valore, tranne il fatto che fa fare una figura all’esecutivo di un governo nconfuso nel pieno del caos”. Così Carlo Calenda, in un punto stampa fuori dalla Camera dei deputati, in merito alle dichiarazioni del vicepremier e leader della Lega contro il MES.
“Ho sempre pensato e sono convinto, che quell’accordo, quel trattato, non sia comunitario, ma intergovernativo. Nasce in via parallela ma e’ estraneo a quelli che sono i principi democratici della nostra Unione europea. E’ completamente inattuale, e’ nato in una prospettiva di occhiuta vigilanza finanziaria per i Paesi che sono in difficolta’”. Lo ha dichiarato il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, in un punto stampa al Parlamento europeo, parlando della possibile ratifica del trattato del MES.
Nato nel 2019 come evoluzione del Fondo Salva-Stati, il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) si prefiggeva di superare le criticità emerse con il salvataggio della Grecia. L’obiettivo era archiviare la stagione dell’austerity e dotare l’Unione Europea di uno strumento più agile e preventivo per affrontare eventuali shock economici. Tuttavia, l’Italia si conferma l’unico Paese a bloccare l’entrata in vigore della riforma.
Il nuovo MES introduce importanti novità, a partire dalla sostituzione del controverso Memorandum con una più blanda lettera d’intenti, incentrata sul rispetto delle regole del Patto di Stabilità. Questa modifica, se da un lato mira a rendere meno traumatico il ricorso agli aiuti, dall’altro pone un forte vincolo per i Paesi con elevati deficit e debiti, per i quali l’accesso al credito sarebbe subordinato a stringenti correzioni dei conti.
Un elemento chiave della riforma è la creazione di un “paracadute finanziario” (backstop) da 70 miliardi di euro a sostegno del Fondo Unico di Risoluzione (FUR), il fondo salva-banche europeo alimentato direttamente dagli istituti di credito. Questa linea di credito rappresenta un tassello fondamentale per completare l’Unione Bancaria, fornendo una rete di sicurezza in caso di crisi bancarie sistemiche.
Nonostante queste modifiche, l’Italia ha mantenuto una ferma opposizione alla ratifica del MES. Già il primo Meccanismo europeo di Stabilità, varato dal governo Monti, aveva suscitato dibattiti. Con la riforma, le critiche si sono concentrate in particolare sulla procedura più rapida, a maggioranza singola dei detentori dei titoli di debito pubblico, per la modifica delle clausole di azione collettiva (CACs), considerate uno strumento che potrebbe facilitare la rinegoziazione del debito sovrano.
La ferma opposizione del governo giallo-verde nel 2019 ha impedito la ratifica, una posizione mantenuta anche durante la successiva esperienza del governo M5S-Pd, nonostante l’apertura dei Dem. Nessun passo avanti si è registrato nemmeno con l’esecutivo guidato da Mario Draghi, a causa della mancanza di una maggioranza parlamentare coesa sul tema, con la presenza di M5S e Lega nell’alleanza di governo.
La situazione per Roma si è complicata ulteriormente con la ratifica del MES da parte della Germania nel dicembre 2022, lasciando l’Italia come l’unica capitale a bloccare l’entrata in vigore del trattato. L’attuale governo Meloni ha affrontato il dossier, ma la bocciatura del Meccanismo da parte della Camera dei Deputati il 21 dicembre 2023 ha certificato la mancanza dei numeri necessari in Parlamento, come dichiarato dal Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Nelle ultime settimane, tuttavia, la pressione dell’Unione Europea si è intensificata. Di fronte a uno scenario globale sempre più instabile, Bruxelles punta ad accelerare il completamento dell’Unione Bancaria, rendendo la mancata ratifica del MES da parte dell’Italia un elemento di crescente preoccupazione a livello comunitario. Il futuro del Meccanismo e il ruolo dell’Italia in questo contesto rimangono quindi incerti.