L’Europa sceglie la linea della fermezza e, con un accordo raggiunto al fotofinish, salva il regime sanzionatorio contro Mosca. Gli ambasciatori dei Ventisette hanno approvato la proroga fino al 15 settembre della “blacklist” che colpisce oltre 2.600 tra persone ed entità legate alla macchina bellica del Cremlino. Una mossa politica non scontata, che ha richiesto il superamento dei veti di Ungheria e Slovacchia a poche ore dalla scadenza naturale dei provvedimenti, evitando così il decadimento di congelamenti di beni e divieti di viaggio.
La sfida di Budapest: «Realtà negata, serve il petrolio russo»
Nonostante l’intesa tecnica, il clima politico resta infuocato. Il premier ungherese Viktor Orban, nel pieno della campagna elettorale, è tornato ad attaccare frontalmente Bruxelles e Kiev. Attraverso un video sui social, Orban ha dato voce alla linea “trumpiana” di riapertura a Mosca: «L’Europa nega la realtà: non supereremo la crisi energetica senza il petrolio russo a basso costo». Il leader magiaro ha poi puntato il dito contro il presidente ucraino Zelensky per il blocco dell’oleodotto Druzhba, parlando apertamente di “ricatto” da parte di Kiev.
Lo “Scudo sull’Energia” e il pressing dell’Italia
Per rispondere alla volatilità dei prezzi innescata dalla crisi in Medio Oriente e dalle tensioni interne, la Commissione Europea sta ultimando lo “Scudo contro gli shock energetici”. Il piano, che sarà presentato da Ursula von der Leyen al Consiglio Europeo del 19 e 20 marzo, prevede una maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato per salvare l’industria continentale.
Tuttavia, restano profonde divergenze su altri due fronti caldi: la reintroduzione del tetto al prezzo del gas (price cap) e la riforma del sistema delle quote di emissione (Ets). Su quest’ultimo punto è forte il pressing dell’Italia, che chiede la sospensione del meccanismo almeno per il settore termoelettrico per alleggerire i costi delle bollette.
G7 e incognita sanzioni
Il confronto si sposta ora a lunedì, con la riunione del G7 Energia e il Consiglio Affari Esteri a Bruxelles. Sul tavolo resta il nodo del ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia e il maxi-prestito da 90 miliardi per Kiev, entrambi ancora bloccati dal veto ungherese. Molti osservatori ritengono che non ci saranno svolte significative prima del 12 aprile, data delle elezioni in Ungheria, confermando come la politica estera dell’Unione sia ormai ostaggio delle dinamiche elettorali nazionali e dei nuovi equilibri transatlantici.