Clamorosa prova di forza militare e d’intelligence dell’Ucraina nel cuore geopolitico della Federazione Russa. All’alba di oggi, un’ondata massiccia di droni ucraini a lungo raggio ha colpito infrastrutture civili e militari strategiche a San Pietroburgo.
L’attacco è stato pianificato per coincidere millimetricamente con l’inaugurazione ufficiale del Forum Economico Internazionale (SPIEF), la “Davos russa”, principale vetrina commerciale voluta da Vladimir Putin nella sua città natale per dimostrare il fallimento dell’isolamento occidentale. Le esplosioni e le dense colonne di fumo nero, visibili dal centro storico mentre arrivavano i delegati stranieri, hanno frantumato la percezione di sicurezza della seconda capitale russa, storicamente ritenuta intoccabile a causa della sua enorme distanza geografica dal fronte.
Zelensky rivendica: «Volati per oltre 1.000 chilometri»
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivendicato formalmente il successo della complessa operazione aeronavale attraverso i propri canali istituzionali, sottolineando il salto di qualità tecnologico dell’industria bellica di Kiev:
Volodymyr Zelensky: «I nostri droni hanno volato per oltre 1.000 chilometri, colpendo infrastrutture strategiche che servono direttamente la macchina da guerra russa. È la dimostrazione che nessun centro di potere nemico può considerarsi al sicuro».
I due obiettivi chiave: energia e la Flotta del Baltico
L’incursione coordinata ha preso di mira contemporaneamente i polmoni economici e logistici dell’area nord-occidentale russa:
- Il Maxi-Terminal Petrolifero: È stato il bersaglio principale. Diversi droni kamikaze sono riusciti a eludere i sistemi di guerra elettronica e di intercettazione di prossimità, schiantandosi contro le cisterne di stoccaggio. L’impatto ha innescato un violento e vasto incendio in uno dei poli di raffinazione ed esportazione di idrocarburi più importanti della Russia europea.
- La Base Navale di Kronstadt: Un secondo braccio dell’offensiva ha preso di mira la storica fortezza insulare situata di fronte al porto, quartier generale della Flotta del Baltico. Secondo fonti della difesa di Kiev, un drone avrebbe centrato in pieno una nave militare russa che si trovava all’interno di un bacino di carenaggio asciutto per lavori di manutenzione.
Caos nei cieli: bloccato l’aeroporto di Pulkovo
Il governatore dell’Oblast di Leningrado, Alexander Drozdenko, ha confermato di aver attivato la massima allerta per la difesa aerea già dalla tarda serata di ieri. Nonostante la contraerea russa abbia dichiarato l’abbattimento di oltre cinquanta vettori ostili nel corso della notte, l’emergenza ha spinto l’autorità dell’aviazione civile a disporre il blocco totale dei voli presso l’aeroporto internazionale di Pulkovo.
Lo scalo è rimasto completamente paralizzato per oltre due ore, provocando pesanti ritardi e dirottamenti proprio sui voli che trasportavano i diplomatici e i delegati internazionali (provenienti da oltre 130 Paesi) attesi per i panel mattutini del Forum.
L’impatto politico: violata la fortezza di Putin
Al di là dei danni materiali alle strutture logistiche e navali, il colpo sferrato da Kiev ha una valenza eminentemente politica e psicologica. Il Cremlino aveva preparato lo SPIEF come il palcoscenico ideale da cui Putin, venerdì prossimo, avrebbe dovuto proclamare la resilienza dell’economia russa.
Dover aprire i lavori del Forum con lo spazio aereo cittadino sigillato e l’orizzonte oscurato dal fumo dei depositi in fiamme impone una narrazione di profonda vulnerabilità interna, portando la realtà della guerra sotto gli occhi degli investitori globali e della stessa popolazione russa.