Il Garante per la Privacy è finito al centro di un furioso scontro politico tra maggioranza e opposizione, innescato dalla recente inchiesta del programma televisivo Report. Le accuse di “forte permeabilità alla politica”, opacità gestionale e presunti conflitti di interesse hanno portato Partito Democratico e Movimento 5 Stelle a chiedere l’azzeramento totale del collegio dell’Autorità.
La segretaria del PD, Elly Schlein, ha tuonato chiedendo “le dimissioni dell’intero consiglio”, denunciando un “quadro grave e desolante” che impone un segnale di discontinuità. Stessa richiesta dal leader del M5S, Giuseppe Conte, che ha sottolineato la necessità di “regolare i conflitti di interesse” nel Paese.
La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha respinto con forza le accuse, scaricando la responsabilità sui governi precedenti: “Questo Garante è stato eletto durante il governo giallo-rosso, quota Pd e 5s e ha un presidente in quota Pd,” ha replicato. “Se Pd e 5s non si fidano di chi hanno messo all’Autorità, non se la possono prendere con me, forse potevano scegliere meglio.” Successivamente, il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, ha rincarato la dose definendo “ridicolo” dire che l’Autorità sia “pressata da un governo di centrodestra.”
Parallelamente allo scontro sull’Autorità, Fratelli d’Italia ha attaccato duramente la trasmissione Report, definendo il suo giornalismo “fazioso e a tesi”. Il deputato di FdI Federico Mollicone ha annunciato la presentazione di una mozione di maggioranza in Parlamento “a tutela del buon giornalismo, della qualità dell’informazione, della vera imparzialità e del vero pluralismo.”
Il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, ha difeso l’inchiesta, affermando di aver “documentato fatti non smentibili” che mostrano come l’Authority sia diventata “una sorta di tribunale politico” dove si decide in base a “sensibilità politiche, ai conflitti di interessi, ai giochi clientelari.” Ranucci ha anche precisato che nel collegio del Garante “ci sono anche uno della Lega e uno di Fratelli d’Italia.”
All’interno dell’Autorità, le posizioni restano distanti. Il garante Guido Scorza ha evocato l’ipotesi del passo indietro, pur spiegando che la scelta, per ora, è stata quella di restare fino a fine mandato. Più netto Augusto Ghiglia (ex esponente FdI), che ha escluso categoricamente le dimissioni: “La politica che lo chiede deve mettersi d’accordo con se stessa, o questo è un Garante indipendente, e quindi non dipende dalla politica, o è dipendente,” ha sostenuto, ribadendo l’indipendenza dell’Autorità.
Lo scontro sull’indipendenza dell’Authority si è riflesso anche in aula, dove le opposizioni hanno rilanciato la discussione sulla libertà di stampa e sull’urgenza di una legge sul conflitto di interesse, appoggiando la proposta presentata da Conte.