Un’escalation diplomatica senza precedenti ha travolto i rapporti tra Regno Unito e Israele. Alla Camera dei Comuni, il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband (sotto la guida del premier Andy Burnham) ha formalizzato il blocco delle importazioni dai territori occupati della Cisgiordania e un nuovo pacchetto di sanzioni contro la colonizzazione e il mercato immobiliare degli insediamenti.
L’iniziativa britannica è stata sottoscritta congiuntamente da altri 11 Paesi (tra cui Francia e Canada, ma con l’assenza dell’Italia).
I punti centrali del discorso di Miliband
- Accuse di “pulizia etnica”: Miliband ha denunciato l’espansione definita “illegale” degli insediamenti e la violenza dei coloni estremisti in Cisgiordania, accusando il governo di Benyamin Netanyahu di chiudere gli occhi o incitare direttamente alla «pulizia etnica».
- Difesa dell’identità ebraica e due Stati: Ricordando le sue origini ebraico-polacche e le vittime dell’Olocausto nella propria famiglia, Miliband ha sostenuto che condannare gli abusi e sostenere la soluzione dei due Stati non costituisce antisemitismo, ma una condizione essenziale per la sopravvivenza della democrazia israeliana.
- Misure sanzionatorie: Oltre al bando sui prodotti delle colonie, Londra ha disposto lo stop a tutte le licenze d’esportazione di armi che possano contribuire materialmente all’occupazione e sanzioni finanziarie dirette a individui, imprese ed enti coinvolti nel mercato immobiliare o nelle infrastrutture degli insediamenti.
- Crimini di guerra e supporto alla giustizia internazionale: Miliband ha definito provati i «crimini di guerra» commessi nei territori e ha aperto a un eventuale accertamento del reato di genocidio da parte delle corti internazionali.
La durissima replica di Israele
La risposta del ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, e del premier Netanyahu è stata immediata e categorica, respingendo le accuse come «scandalose e false»:
- Chiusura del Consolato a Gerusalemme Est: Israele ha disposto d’autorità la chiusura del Consolato Generale del Regno Unito a Gerusalemme Est, ribadendo la sovranità esclusiva sulla città ed escludendo i rappresentanti inglesi dai tavoli di coordinamento a Gaza e in Cisgiordania.
- Blacklist e divieti d’ingresso: È stato vietato l’accesso in Israele a 12 personalità britanniche accusate di posizioni anti-israeliane, tra cui l’ex leader laburista Jeremy Corbyn e la deputata Zarah Sultana.
- Reazioni interne e internazionali: La decisione britannica è stata respinta anche dal presidente israeliano Isaac Herzog e dalle opposizioni interne. Negli USA, il Segretario di Stato Marco Rubio ha chiarito che Washington non seguirà Londra sulla strada del boicottaggio.
La posizione dell’Italia
L’Italia ha scelto di non firmare la dichiarazione congiunta dei 11 Paesi. Dal vertice di Buenos Aires, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha giustificato la scelta precisando che qualsiasi decisione in materia di commercio internazionale deve essere adottata all’unanimità a livello di Unione Europea per non alterare il mercato unico, un vincolo non più applicabile alla Gran Bretagna dopo la Brexit.