La battaglia politica e istituzionale sul Decreto Legge Sicurezza ha raggiunto il suo apice, costringendo il Governo Meloni a una mossa disperata per evitarne la decadenza e garantire la firma del Quirinale entro la scadenza di sabato 25 aprile. Mentre l’Aula della Camera procedeva all’esame finale del testo, blindato dalla fiducia (203 sì, 117 no), il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha annunciato a margine di una cerimonia al Quirinale che il caso è “chiuso”. La soluzione, concordata dopo un’interlocuzione con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è un “decreto ad hoc” correttivo dell’Articolo 30 bis (la norma sui compensi agli avvocati e i rimpatri assistiti), che sarà approvato in Consiglio dei Ministri domani.
Mantovano ha spento le polemiche sulla mancanza di fondi per il nuovo provvedimento, confermando che “le coperture ci sono” e rivendicando la bontà della norma identitaria della destra contro l’immigrazione irregolare: “Non è una norma sugli avvocati. È una norma di aiuto al migrante che ha scelto liberamente la procedura di rimpatrio assistito. Un aiuto per risolvere le eventuali difficoltà burocratiche un po’ come chi presenta la dichiarazione dei redditi e si rivolge al Caf o un qualsiasi professionista a cui viene dato un mandato. Quindi gli avvocati non c’entrano”.
La strategia del Governo è chiara: allargare la platea dei soggetti incentivabili (mediatori, associazioni, Caf) e spostare l’erogazione dei fondi (sempre 615 euro) allo Stato, superando i rilievi tecnici del Colle sull’indipendenza dell’avvocato e sul coinvolgimento del Consiglio Nazionale Forense.
LE OPPOSIZIONI INSORGONO: SCHLEIN GRIDI “FERMATEVI! È ARROGANZA AL POTERE”
La strategia del Governo, definita un pasticcio legislativo e un autoscontro normativo, ha scatenato la furia delle minoranze, proprio mentre la fiducia su Hormuz (Islamabad) e Libano (Israele) rimaneva incerta.
- Elly Schlein (PD): La segretaria dem è intervenuta duramente in Aula, definendo il decreto “misero, ingiusto e inutile”, oltre che “lesivo dei diritti costituzionali”. Schlein ha gridato “Fermatevi!”, accusando la maggioranza di “arroganza al potere” per aver costretto la Camera a votare una norma incostituzionale per poi modificarla “due minuti dopo”.
- Il Dubbio della Consulta: L’allarme sull’incostituzionalità del provvedimento è arrivato anche dal Presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso, che a margine della cerimonia per i 70 anni della Consulta al Quirinale ha glissato: “È una normativa che potrà venire in ipotesi all’esame della Corte. È un problema proprio attuale, quindi non posso proprio dire nulla”. Amoroso ha ribadito che la Corte è “custode della Costituzione e non revisore delle scelte politiche del legislatore”.