Roma, La Nuvola Convention Center 08 12 2022 Più Libri Più Liberi ©foto Musacchio, Pasqualini, Fucilla & Ruscio ******************* NB la presente foto puo' essere utilizzata esclusivamente per l'avvenimento in oggetto o per pubblicazioni riguardanti Più Libri Più Liberi *******************
La domenica politica si infiamma attorno a una durissima polemica culturale ed elettorale. Al centro dello scontro c’è la fiera della piccola e media editoria di Roma, “Più libri più liberi”, colpevole – secondo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni – di aver introdotto nel regolamento di partecipazione un “patentino antifascista” obbligatorio per le case editrici.
L’affondo mattutino della premier ha innescato una reazione a catena: il centrosinistra la accusa di inseguire l’elettorato radicale di Roberto Vannacci, Giuseppe Conte liquida la vicenda come un diversivo per coprire i fallimenti del governo, mentre l’organizzazione della Fiera tenta di smorzare i toni parlando di un “grande malinteso”.
L’attacco di Meloni: «La cancellazione delle idee è un vecchio vizio della sinistra»
La polemica è esplosa alle 8:36 del mattino, quando la premier ha pubblicato un durissimo post sui propri canali social prendendo di mira l’atto di adesione che gli editori devono sottoscrivere per esporre alla fiera romana (un documento che richiede di autocertificare il ripudio dell’ideologia fascista, di ogni totalitarismo e l’impegno a non commercializzare materiale apologetico):
Giorgia Meloni: «Per partecipare alla fiera le case editrici dovranno ottenere quest’anno il “patentino antifascista”. È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica».
A stretto giro è arrivato il plauso del generale Roberto Vannacci («Meloni ha perfettamente ragione, la libertà di espressione non deve essere soggetta ad alcun patentino») e l’appoggio del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha definito la richiesta “anacronistica” ricordando che i diritti civili sono già ampiamente tutelati dalla Costituzione e dalla Magistratura.
Conte contrattacca: «Usa l’antifascismo come usato sicuro per nascondere i disastri»
La risposta delle opposizioni non si è fatta attendere. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha accusato la premier di sollevare un polverone ideologico ad arte per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle emergenze reali del Paese e dalle inchieste giudiziarie:
Giuseppe Conte: «Nulla da dire sull’inchiesta per corruzione sul Ponte dello Stretto, riforme su giustizia e sanità fallite o ritirate mentre esplodono le code in tribunale e in ospedale, vertici internazionali dove l’Italia viene esclusa… E allora Meloni va sull’usato sicuro: la polemica domenicale surreale sulla fiera del libro e sull’antifascismo. Oltre all’ossessione nei miei confronti, ora ha quella per Vannacci, che cresce proprio grazie ai suoi fallimenti».
Dura anche l’Alleanza Verdi-Sinistra con Angelo Bonelli («Meloni rincorre il voto dell’estrema destra voltando le spalle alla Costituzione») e Nicola Fratoianni, che ha definito i membri del governo i “nipotini del Ventennio”, mentre il dem Matteo Orfini ha ironizzato: «Il giorno dopo aver visto sfilare fascisti e nazisti per la Capitale, la premier si sveglia e fa un tweet di condanna. Contro l’antifascismo».
La Fiera frena e invita la premier: «Nessuna censura, venga a trovarci»
Davanti alla tempesta politica, la direzione di Più libri più liberi e l’Associazione Italiana Editori (AIE) hanno diramato una nota ufficiale di chiarimento, esprimendo forte rammarico e annunciando un “ulteriore attento approfondimento” per rispetto delle istituzioni:
Nota ufficiale della Fiera: «La decisione di chiedere la sottoscrizione dei principi costituzionali e democratici non è affatto censura, ma un’esigenza di chiarezza e unità. È un documento basato su riferimenti istituzionali e universali, privo di visioni di parte o legami partitici. È evidente che così non è stato interpretato».
La presidente della manifestazione, Annamaria Malato, ha gettato acqua sul fuoco invitando direttamente la premier a constatare di persona la natura dell’evento: «Mi piacerebbe che da questa attenzione nascesse una visita di Giorgia Meloni, che non è mai venuta. Venga a vedere con i suoi occhi che alla nostra fiera ci sono editori, stand e giornalisti di ogni colorazione politica. Si tratta di un grande malinteso: la libertà è alla base di questa fiera da 25 anni».