A mezzo secolo esatto da una delle più grandi catastrofi ambientali della storia italiana, Seveso si stringe attorno al ricordo del proprio passato per celebrare il proprio futuro. Il 10 luglio 1976 una nube tossica di diossina si sprigionava dallo stabilimento Icmesa; oggi, 10 luglio 2026, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto visita al comune brianzolo in occasione del 50esimo anniversario del disastro, inaugurando le celebrazioni nel segno dell’orgoglio e della transizione ecologica.
La cerimonia si è svolta all’interno di una tensostruttura ai margini del Bosco delle Querce, l’area naturalistica sorta sopra i terreni un tempo più inquinati e cresciuta attorno al “Grande Pioppo”, l’unico albero sopravvissuto alla furia della diossina e oggi eletto a simbolo del “futuro riconquistato”. Ad accogliere il Capo dello Stato erano presenti le massime cariche istituzionali, tra cui il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, il governatore lombardo Attilio Fontana e la sindaca di Seveso, Alessia Borroni.

Il monito di Mattarella: «Inammissibile il cinico baratto tra vite ed economia»
Nel suo discorso ufficiale, il Presidente Mattarella ha pronunciato parole durissime contro la gestione industriale dell’epoca, elevando Seveso a monito perenne per le sfide produttive del presente e del domani.
Sergio Mattarella: «Qualsiasi opinione che immagini possibile pianificare cinicamente uno scambio tra costi umani e vantaggi economici va respinta con fermezza. La tragedia dell’Icmesa divenne triste paradigma di quel che non si deve fare. Risalta molto, ancora oggi a distanza di cinquant’anni, l’intollerabile irresponsabilità dei vertici aziendali con il colpevole ritardo con cui fornirono notizie, e il fatto sconcertante che soltanto il disastro svelò che nello stabilimento veniva prodotto triclorofenolo. Reticenze e occultamenti gravissimi».
Il Capo dello Stato ha tuttavia evidenziato come quel trauma abbia impresso una storica svolta normativa e culturale in tutta Europa, dando il via alle prime rigide leggi sulla Valutazione di impatto ambientale (VIA) e ispirando le storiche direttive europee sulla prevenzione dei grandi rischi industriali (note in tutto il mondo proprio come “Direttive Seveso”).
IL PARADIGMA DI SEVESO: DALLA TRAGEDIA ALLA LEGGE
├── 10 LUGLIO 1976: Incidente Icmesa ed evacuazione di intere comunità
├── IL TRAUMA: Reticenze aziendali, bonifiche e nascita del Bosco delle Querce
└── L'EREDITÀ NORMATIVA: Nascita delle Direttive Seveso e della cultura ambientale UE
I testimoni e il ricordo dell’eroe dimenticato
La giornata è stata aperta da un momento di forte impatto emotivo, con i giovani attori di Teatro Contatto che hanno messo in scena il flash mob “Il Bosco del Futuro”. Subito dopo, la parola è passata ai testimoni diretti di quel 10 luglio del 1976.
Commovente il ricordo di Giuliana Zorzi, che quel giorno festeggiava la maggiore età: «Mia mamma chiuse le finestre perché l’aria era irrespirabile. Fu una festa strana, non si sapeva nulla. Poi nei giorni seguenti si ammalò il mio gattino: si trascinava muto senza che potessimo capire. Mio papà Gino mi disse che da due giorni in paese non si sentiva più il canto degli uccelli».
Mattarella ha voluto tributare un omaggio solenne alla figura di Carlo Galante, l’operaio dell’Icmesa (insignito della medaglia d’argento al valor civile) che, munito di una sola mascherina, entrò coraggiosamente nella struttura satura di gas per chiudere la valvola di sfogo del reattore, evitando che la nube tossica assumesse proporzioni ancor più apocalittiche.
Le sfide del presente: il Parco sopra la Pedemontana
In chiusura, lo sguardo delle istituzioni si è rivolto alle grandi opere infrastrutturali che oggi attraversano la Brianza. Al Presidente della Repubblica è stato illustrato il progetto del nuovo parco naturale che sovrasterà l’autostrada Pedemontana.
Un’opera nata dal dialogo ambientale del territorio e definita da Mattarella la prova tangibile della “compatibilità e prevalenza delle esigenze di tutela dell’ambiente e della sicurezza della vita rispetto allo sviluppo infrastrutturale”. Una cicatrice trasformata in un modello di resilienza per l’intera comunità europea.