Una tempesta perfetta sta stravolgendo gli equilibri geopolitici ed energetici globali. In una mossa senza precedenti che mette fine a sessant’anni di adesione, gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato l’uscita dall’Opec e dall’Opec+. La decisione, giunta in piena guerra nel Golfo, segna una rottura storica con l’Arabia Saudita e fa schizzare il prezzo del petrolio Brent sopra i 110 dollari al barile.
Addio al Cartello: i motivi del divorzio
L’uscita di Abu Dhabi, terzo produttore del gruppo, indebolisce drasticamente il cartello guidato da Riad. Alla base della decisione ci sarebbero:
- Quote di produzione: I dissidi cronici con l’Arabia Saudita, accusata dagli Emirati di limitare eccessivamente le loro esportazioni.
- Difesa nazionale: Colpiti dai missili iraniani, gli Emirati necessitano di massimizzare le entrate petrolifere per finanziare investimenti urgenti nella difesa, obiettivo incompatibile con i tagli imposti dall’Opec+.
- Influenza USA: Il paese ospita basi americane strategiche e sembra intenzionato a seguire una linea autonoma per tutelare i propri interessi nazionali.
Trump: “L’Iran è al collasso”
Sul fronte bellico, il presidente Donald Trump ha infiammato il dibattito con un post su Truth Social, sostenendo che Teheran avrebbe ammesso di trovarsi in uno stato di “collasso”. Secondo la Casa Bianca, l’impossibilità di esportare greggio a causa del blocco dello Stretto di Hormuz starebbe portando il sistema economico iraniano all’implosione.
Teheran, tuttavia, non si arrende alla via militare e, attraverso la mediazione del Pakistan, si appresta a presentare una nuova proposta di pace entro pochi giorni. La precedente offerta, che prevedeva la riapertura di Hormuz in cambio del rinvio dei colloqui sul nucleare, era stata respinta da Trump per “mancanza di buona fede”.
Tensioni alla Casa Bianca: Vance contro il Pentagono
Mentre la diplomazia corre contro il tempo (il 1° maggio scade il termine per chiedere l’autorizzazione al Congresso), emergono crepe nell’amministrazione americana:
- L’allarme di JD Vance: Il Vicepresidente ha espresso forte preoccupazione per la gestione del Pentagono guidato da Pete Hegseth. Vance teme che il Dipartimento della Difesa stia sottostimando il drastico esaurimento delle scorte missilistiche statunitensi a causa del conflitto.
- Corsa al 2028: La gestione del dossier Iran è diventata terreno di scontro politico interno. Se Vance si gioca la credibilità per la futura nomination repubblicana, il Segretario di Stato Marco Rubio sta mantenendo un profilo defilato, una strategia che, secondo i sondaggi, lo sta premiando.
Lo scenario resta altamente volatile: se le trattative sulla nuova proposta iraniana dovessero fallire, l’opzione di un attacco americano alle infrastrutture di Teheran rimane, per la prima volta, esplicitamente sul tavolo.