‘IL REGIME DI ASSAD NON DEVE PIU’ POTER USARE ARMI CHIMICHE’
La Francia vuole ‘togliere la possibilita’ di utilizzare armi chimiche’ al regime siriano, affinche’ ‘mai piu’ si debbano vedere le immagini atroci viste in questi giorni, di bambini e donne che stanno morendo’, ha detto il presidente francese Macron, che si schiera con Trump sull’ipotesi di un intervento militare. ‘Ci sono decisioni che prenderemo quando lo riterremo piu’ utile ed efficace’, ha aggiunto. ‘Non ho mai detto quando un attacco alla Siria avrebbe avuto luogo. Potrebbe essere molto presto o non cosi’ presto! In ogni caso, gli Stati Uniti, sotto la mia amministrazione, hanno fatto un ottimo lavoro per liberare la regione dall’Isis. Dov’e’ il nostro ‘Grazie America?’, scrive su twitter il presidente degli Stati Uniti. Mosca intanto annuncia che l’esercito del governo siriano ha preso il pieno controllo dell’intera Ghuta orientale.
Donald Trump torna sulla Siria via Twitter, ma meno combattivo, per dire che un attacco potrebbe esserci molto presto “oppure no” e anche Emmanuel Macron oggi si tiene vago sui tempi di un intervento militare, che, dice, “ci sarà a tempo debito”. Intanto Angela Merkel si dichiara certa che Bashar al Assad non abbia distrutto del tutto i suoi arsenali chimici, ma esclude che la Germania possa partecipare all’azione prospettata da Usa e Francia. La tensione sulla Siria resta quindi altissima, anche se la Casa Bianca e l’Eliseo sembrano ora temporeggiare. A Londra intanto Theresa May – che ha ordinato ai sottomarini britannici di raggiungere la posizione per colpire eventualmente la Siria con missili Tomahawk – riunisce il suo governo per decidere il da farsi rispetto ad un eventuale attacco. Il presidente francese, in diretta su Tf1, ha dichiarato di essere in contatto quotidianamente con il presidente Usa sulla situazione in Siria, che l’obiettivo è “rimuovere le capacità di attacco chimico del regime” siriano, ma anche che “la Francia non consentirà in alcun modo un’escalation o qualsiasi cosa che possa danneggiare la stabilità regionale, ma non possiamo consentire ai regimi di pensare che possano agire impunemente e violare le leggi internazionali nel peggior modo possibile”.
Le affermazioni di Macron hanno seguito di poco la consueta raffica mattutina di tweet di Trump, con toni molto meno aggressivi di ieri. “Non ho mai detto quando potrebbe aver luogo un attacco in Siria. Potrebbe succedere molto presto oppure no! In ciascuna occasione, gli Stati Uniti, sotto la mia amministrazione, hanno fatto un grande lavoro per liberare la regione dell’Isis. Dov’è il nostro ‘Grazie America?'”, ha scritto il presidente degli Stati Uniti. Cauti anche i toni russi. “La Russia segue da vicino le dichiarazioni che arrivano da Washington” sulla Siria “e continuiamo a pensare che sia necessario astenersi da qualsiasi passo che possa portare ad un’ulteriore escalation” nel Paese mediorientale, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, parlando alla stampa a Mosca. Il portavoce ha quindi ribadito che non è in agenda un colloquio telefonico tra Vladimir Putin e il suo omologo americano, Donald Trump, mentre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato che parlerà con il presidente russo. La Turchia sta avendo un ruolo di mediatore, o quantomeno di ‘collegamento’ tra Mosca e i Paesi Nato. Lo ha rivelato il quotidiano russo Kommersant, che oggi riferisce anche di contatti segreti tra la Difesa russa e i vertici militari Usa.
Mosca, spiega il giornale, di solito molto bene informato, conta di ottenere dal Pentagono le coordinate degli obiettivi del possibile attacco americano in Siria, in modo da evitare perdite da parte russa. Citando fonti governative, Kommersant fa notare come ieri, malgrado i toni minacciosi di Trump, il ministero russo della Difesa abbia mantenuto una linea piuttosto moderata, consigliando agli Usa – tramite il primo vicecapo della prima sezione operativa dello Stato maggiore Vikotr Poznikir – di preoccuparsi piuttosto della “ricostruzione della devastata Raqqa” e non della preparazione di nuovi attacchi. Il ‘basso profilo’, secondo le fonti di Kommersant, è dovuto al fatto che lo Stato maggiore russo conduce colloqui segreti con i colleghi Usa. E secondo il capo della commissione della Duma per la Difesa, Vladimir Shalamov, ci sono contatti in corso anche con la Nato, con la mediazione della Turchia. Il ministero moscovita della Difesa ha comunque preparato un “elenco di misure che i militari russi sono pronti a mettere velocemente in campo in caso di escalation del conflitto”, con l’attacco alle basi di lancio dei missili americani come “estrema ratio”: il Pentagono sarebbe stato direttamente informato di tale opzione sul piatto.
Per mettere in chiaro che si sta facendo sul serio, la Marina militare russa ha reso off limits un’ampia zona nei pressi della costa siriana, dove saranno condotte manovre con tiri di lancio: navigazione proibita da ieri, per tutta la giornata di oggi, di nuovo per il 25 e il 26 aprile. Al momento la Russia nel Mediterraneo ha 15 navi da guerra della Flotta del Mar Nero, comprese navi su cui sono montate batterie missilistiche di tipo Kalibr. L’esercito russo oggi ha reso noto che la bandiera del regime siriano sventola sui tetti di Douma, la principale città dell’enclave ribelle della Ghouta orientale, dove la Russia ha dispiegato la propria polizia militare per “garantire l’ordine”. proprio alla polizia russa ieri i ribelli siriani di Jaish al-Islam hanno consegnato le loro armi pesanti e hanno lasciato Douma per raggiungere le zone controllate dall’opposizione nel Nord della Siria.
Le minacce dei presidenti di Stati Uniti e Francia, Donald Trump ed Emmanuel Macron, di un intervento militare contro la Siria costituiscono una “violazione della Carta delle Nazioni Unite”. Lo ha affermato oggi la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, durante una conferenza stampa. Per Zakharova, le minacce di Trump di “utilizzare la forza” contro il legittimo governo siriano costituiscono una “flagrante violazione” della Carta dell’Onu. All’articolo 4, questa dispone che i membri delle Nazioni Unite “devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrita’ territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini” dell’Onu.
Negli ultimi giorni, Stati Uniti e Francia hanno piu’ volte affermato la propria intenzione di condurre un’operazione militare contro la Siria. Washington e Parigi ritengono, infatti, il governo di Damasco responsabile del presunto attacco chimico che, tra il 7 e l’8 aprile scorso, ha colpito Douma, centro a est della capitale siriana nell’area di al Ghouta, gia’ controllata dai ribelli. Tuttavia, nella giornata di oggi, Trump ha scritto sul suo profilo ufficiale Twitter di non aver mai detto quando un intervento contro la Siria potrebbe aver luogo. Ancora nella giornata di oggi, Macron ha affermato che un attacco contro la Siria avverra’ “a tempo debito”.