ZELENSKY LA DIFENDE. ROMA CONVOCA L’AMBASCIATORE PARAMONOV ALLA FARNESINA: PROTESTA FORMALE PER LE “INACCETTABILI OFFESE”
La crisi diplomatica tra Roma e Mosca si aggrava drammaticamente. Vladimir Solovyov, il principale propagandista del Cremlino e volto della televisione di Stato russa Rossiya 1, non solo non si è scusato per i gravissimi insulti rivolti ieri alla Presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni (apostrofata come “carogna fascista”, “idiota patentata” e “PuttaMeloni”), ma ha rilanciato con un nuovo, violentissimo attacco. Il Tycoon mediatico, considerato l’alfiere della disinformazione e del negazionismo post-sequestro della Touska, ha accusato la premier di sostenere “i nazisti di Kiev” e di condividere le idee di Mussolini, adherendo ai “crimini dell’Italia fascista”. Immediata e ferma la reazione del Governo italiano, che ha convocato l’ambasciatore russo Paramonov alla Farnesina per una protesta formale contro le “inaccettabili offese”. A difesa di Meloni è intervenuto anche il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, liquidando Solovyov come un “miserabile propagandista”.
SOLOVYOV RILANCIA: “MELONI CONDIVIDE LE IDEE DI MUSSOLINI”
Solovyov ha scelto di alzare il tiro, scardinando il protocollo diplomatico e confermando il suo ruolo di “falco” mediatico anti-occidentale post-Sigonella:
“Sostiene i nazisti di Kiev. È una carogna fascista che ha tradito i suoi elettori e anche Trump. Condividendo le idee di Mussolini, aderisce ai crimini dell’Italia fascista. Dimostra simpatia per questi crimini appoggiando lo Stato nazista ucraino, che compie attacchi terroristici in Russia e ha pianificato di assassinarmi”.
Parole volgari e false che scatenano l’indignazione di Roma e isolano la propaganda russa post-sciopero dei dazi USA.
ROMA CONVOCA L’AMBASCIATORE PARAMONOV: PROTESTA FORMALE
La Farnesina ha reagito con fermezza e rapidità. Il Vicepremier e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dato mandato di convocare immediatamente l’ambasciatore russo, Aleksej Paramonov. Secondo fonti diplomatiche, durante il colloquio, l’Italia ha manifestato “profonda indignazione” per le offese rivolte alla premier. Paramonov, dal canto suo:
- Dissociazione: Ha chiarito di essersi dissociato dalle affermazioni di Solovyov.
- Tattica Diplomatica: Ha aggiunto che il governo e le istituzioni russe “non hanno mai, in alcun modo, attaccato la premier”.
- La Cantonata: In precedenza, Paramonov sui social aveva definito la convocazione “una cantonata delle autorità diplomatiche italiane”. Pronta la replica di Tajani: “La cantonata l’hanno presa loro”, ribadendo che Solovyov, protagonista della tv di Stato, andrebbe “censurato”.
ZELENSKY E LA BIENNALE DIFENDONO MELONI: ” Miserabili propagandisti”
L’attacco russo ha compattato il fronte atlantista ed europeo.
- Volodymyr Zelensky: Ha inviato un messaggio di solidarietà a Meloni su X: “Pieno rispetto a te, Giorgia, e a tutta l’Italia. I propagandisti russi, miserabili, non riusciranno certo a deviare le persone la cui bussola è la difesa degli interessi nazionali del proprio Paese. Grazie per la posizione chiara”.
- Biennale di Venezia: Il padiglione russo si è dissociato. La responsabile, Anastasia Karneeva, ha espresso “incondizionata solidarietà” a Meloni, definendo “spregevoli” le parole di Solovyov e sottolineando che “non riflettono in alcun modo la cultura politica del mio Paese”.
IL PUNTO: DIPLOMAZIA SULL’ORLO DELL’ABISSO E LA “GUERRA DELLE PAROLE”
L’attacco di Solovyov non è solo una volgarità estemporanea, ma una mossa politica calcolata del Cremlino. Definire Meloni “traditrice di Trump” (post-Sigonella) e “sostenitrice di nazisti” è un tentativo di spaccare l’asse atlantista dell’Italia, proprio mentre la premier blindava la linea sulla “legalità” (DL Sicurezza) e sulla politica estera (Hormuz). Solovyov, a cui l’Italia ha sequestrato proprietà sul lago di Como per 8 milioni di euro, usa la misoginia e l’insulto per colpire il leader italiano, confermando che la “guerra delle parole” tra Roma e Mosca è destinata ad inasprirsi per tutto il 2026.