La Spagna da 10 mesi senza governo segna un punto a favore del presidente uscente Rajoy: nelle regionali di Galizia e Paese Basco si affermano Partito popolare e nazionalisti. Batosta per i socialisti del Psoe, quasi dimezzato. Intanto in Bosnia-Erzegovina l’entita’ a maggioranza serba ha votato quasi all’unanimita’ a favore del mantenimento di una Festa nazionale che ricorda la secessione unilaterale della Repubblica Serba. L’ evento segno’ l’inizio del sanguinoso conflitto culminato nella strage di Srebrenica, dove i serbi massacrarono oltre ottomila musulmani.
L’atteso esito delle elezioni regionali – per le possibili ripercussioni a livello nazionale dove da oltre 9 mesi la Spagna e’ senza governo – hanno visto in Galizia il netto trionfo del Partito Popolare ed una vittoria di misura del Pnv nei Paesi Baschi. In entrambe le regioni il dato comunque e’ la sconfitta dei socialisti che potrebbe ripercuotersi a livello nazionale nella gestione del segretario Pedro Sanchez, assolutamente contrario a qualsiasi ipotesi di accordo di “grosse koalition” o di semplice astensione per far passare la fiducia al governo del premier popolare Rajoy. Il tutto mentre si avvicina lo spettro delle terze elezioni in meno di un anno. Secondo le prime proiezioni di El Mundo in Galizia il Partito Popolare del premier Mariano Rajoy ha raccolto 42 seggi contro i 41 delle precedenti elezioni del 2012. Crollati i socialisti da 18 a 13 seggi. Successo di Podemos, assente alle precedenti consultazioni, con 14 seggi. Nei Paesi Bachi il Pnv ottiene 28 seggi 1 in piu’ rispetto a 4 anni fa; Euskal Herria Bildu (colazione basca di sinistra) ha 18 deputati, 3 in meno del 2012; benissimo Podemos con 11 deputati (non era presente nel 2012); crollati anche qui i socialisti passati da 16 a 9 deputati; male ma non sprofondati anche i popolari arretrati da 10 a 9 seggi.
I serbi di Bosnia hanno deciso, come previsto, di continuare a celebrare la loro “festa nazionale”, in un referendum che porta un nuovo vulnus alle fragili istituzioni della Bosnia Erzegovina e che suscita la rabbia dei musulmani. Nonostante l’opposizione degli occidentali, ma col forte sostegno dei russi, il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik ha annunciato la vittoria del “sì”, con il 99,8 per cento dei votanti. Così il 9 gennaio si continuerà a celebrare la nascita della “Repubblica del popolo serbo”, avvenuta tre mesi prima dello scoppio della guerra del 1992-95, che è costata 100mila vite. Ieri sera il tono del discorso di Dodik è stato tutt’altro che conciliatorio. Di fronte a migliaia di sostenitori. Il leader ha parlato a Pale, antico feudo di Radovan Karadzic, il leader dei serbi di Bosnia condannato per crimini contro l’umanità dal Tribunale penale internazionale (Tpi). “La Republika srpska è grata a chi ha avuto la visione di crearla, a coloro che hanno avuto il coraggio di mettersene alla testa”, ha detto Dodik, facendo un chiaro riferimento propprio a Karadzic.