Alla vigilia del blindatissimo e compatto Vertice NATO di Ankara, la premier Giorgia Meloni si prepara a confermare l’impegno dell’Italia nel percorso di rafforzamento militare richiesto dagli alleati atlantici. Secondo un’analisi dell’agenzia ANSA, l’Italia si presenterà al summit con una spesa per la difesa attestata al 2,8% del Prodotto Interno Lordo (PIL).
Si tratta di un incremento dello 0,71% rispetto ai dati precedenti, ottenuto grazie a un’operazione politica e contabile: l’inserimento nel conteggio dei fondi legati alla sicurezza interna, una facoltà concessa dall’Alleanza Atlantica fino a una quota massima dell’1,5% sul totale.
Lo scenario finanziario: sul tavolo aumenti per 18 miliardi
L’obiettivo strategico della NATO che fissa la spesa al 5% del PIL entro il 2035 rimane quasi proibitivo. Tuttavia, per dimostrare la solidità dell’impegno italiano alla Casa Bianca e ai partner europei, i tecnici dell’esecutivo stanno studiando traiettorie di crescita modulabili per i prossimi anni:
IPOTESI DI INCREMENTO DEL BUDGET DIFESA IN ITALIA
├── ANNO 2027 ──► Ipotesi di aumento del +0,3% del PIL
├── ANNO 2028 ──► Ipotesi di aumento del +0,6% del PIL
└── VALORE COMPLESSIVO ──► Una manovra finanziaria stimata tra i 17 e i 18 miliardi di euro.
Le fonti governative precisano che si tratta di “geometrie variabili” e che l’ultima parola spetterà alla premier. Il dossier è politicamente esplosivo: la maggioranza è di fatto entrata in una lunga e complessa campagna elettorale e l’opinione pubblica continentale e nazionale digerisce a fatica l’investimento massiccio in armamenti.
Per frenare le polemiche interne, il governo ha già congelato alcune mosse strategiche: non verranno richiesti i prestiti “Safe” per il 2026, sono sospese le riflessioni sul sistema di acquisto armi USA da girare a Kiev (il programma “Purl”) e non sono in agenda nuovi pacchetti di aiuti militari all’Ucraina.
Crosetto difende la linea: «La difesa è un investimento, non un costo»
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto (che accompagnerà Meloni ad Ankara insieme al titolare degli Esteri Antonio Tajani), ha blindato la posizione italiana, rassicurando sulla tenuta dei patti internazionali e provando a smorzare le tensioni della vigilia:
Guido Crosetto: «Il vertice di Ankara è stato costruito perché vada bene. Gli impegni saranno rispettati, ogni Paese si presenta avendo fatto un pezzo del percorso che aveva detto di voler fare. Abbiamo ammesso chiaramente di non poter raggiungere subito il target massimo richiesto dalla NATO; poniamoci come punto di arrivo il 2035 e nel frattempo vedremo se la situazione geopolitica mondiale evolverà in positivo. Se vuoi far parte di questa alleanza devi rispettare gli impegni presi: io mi limito a ricordare questo. Incrementare la difesa è un investimento sulla nostra sicurezza, non un mero costo di bilancio».
Il “Fattore Trump” e un vertice-lampo blindato da Erdogan
Il summit turco si preannuncia radicalmente diverso dai precedenti per durata e logistica. Per ottimizzare l’efficienza ed evitare lungaggini diplomatiche suscettibili di tensioni, la Turchia di Erdogan ha ridotto il programma all’osso: una cena ufficiale e una sessione plenaria di poche ore l’indomani.
| Caratteristica del Summit di Ankara | Dettagli Logistici e Strategici |
| Durata complessiva | Ridotta a sole 3 o 4 ore di lavori effettivi. |
| Margini di imprevedibilità | Spazio ridotto al minimo per i blitz retorici di Donald Trump. |
| Incontri Bilaterali | Agende ridottissime; al momento nessun faccia a faccia in programma tra Trump e Meloni dopo i recenti attacchi social. |
| Basi USA in Italia | Confermato lo status quo. L’ambasciatore Tilman J. Fertitta ha escluso ridimensionamenti di personale. |
Resta l’incognita su come il presidente americano accoglierà la contabilità multidominio italiana (che somma la sicurezza interna alla difesa pura), ma la delegazione di Roma si mostra fiduciosa sulla tenuta della propria linea strategica nel quadrante del Mediterraneo.