Mentre le lancette dell’orologio corrono verso la scadenza fissata dal Tycoon, il sito americano Axios rivela l’esistenza di un’ultima, disperata mediazione per evitare il conflitto totale. Fonti statunitensi, israeliane e regionali confermano che si sta discutendo un accordo in due fasi per un cessate il fuoco di 45 giorni.
Il piano, mediato da Pakistan, Egitto e Turchia, vedrebbe un’insolita linea diretta: lo scambio di messaggi di testo tra l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, e il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. L’obiettivo è trasformare queste sei settimane di tregua in un tavolo permanente per la fine definitiva della guerra.
La trattativa si scontra con le “carte” pesanti in mano a Teheran:
- Lo Stretto di Hormuz: I mediatori chiedono una riapertura parziale immediata come segno di buona volontà.
- L’uranio arricchito: Gli USA esigono la diluizione o la rimozione dal Paese delle scorte di materiale radioattivo.
- Le garanzie iraniane: Teheran teme la “trappola di Gaza”: un cessate il fuoco che permetta agli USA e Israele di colpire a piacimento. Gli iraniani chiedono garanzie formali che la guerra non riprenderà dopo i 45 giorni.
Nonostante lo spiraglio diplomatico, la pressione militare è al massimo. Due fonti hanno confermato che il piano operativo israelo-americano per una massiccia campagna di bombardamenti contro gli impianti energetici iraniani è pronto e approvato. La proroga della scadenza decisa da Trump non sarebbe un segno di debolezza, ma l’ultima possibilità concessa ai mediatori prima di far “scatenare l’inferno”.
I mediatori sono stati brutali con i funzionari iraniani: “Non c’è più tempo per tattiche negoziali. Queste sono le ultime 48 ore per salvare il Paese dalla distruzione di massa”. Sebbene pubblicamente Teheran mantenga una linea durissima, il fatto che Araghchi stia scambiando messaggi con l’entourage di Trump suggerisce che il regime stia valutando seriamente una via d’uscita.