Con una mossa definita “finale e conclusiva”, il Presidente Donald Trump ha innalzato vertiginosamente il livello dello scontro economico globale. Ogni nazione che manterrà rapporti commerciali con l’Iran dovrà pagare un dazio del 25% su tutte le transazioni effettuate con gli Stati Uniti. Il provvedimento colpisce al cuore i partner di Teheran, puntando a isolare definitivamente il regime nel pieno di una rivolta interna senza precedenti.
La Cina, principale acquirente del greggio iraniano (oltre 1,3 milioni di barili al giorno), ha reagito con durissima condanna. Il ministero degli Esteri ha definito i dazi “un’estorsione illegale”, promettendo contromisure per proteggere i propri interessi nazionali.
Le raffinerie indipendenti cinesi (teapots), che utilizzano lo sconto sul petrolio iraniano per contenere i costi, rischiano ora il collasso o l’esclusione dal sistema finanziario globale. La misura minaccia anche le economie di India, Turchia, Emirati Arabi e la stessa Unione Europea, in un momento di fragilità per gli scambi transatlantici.
Mentre il regime tenta di mostrare i muscoli convocando migliaia di persone in piazza per contromanifestazioni di lealtà alla Repubblica Islamica, la realtà nelle strade è drammatica.
Le stime sulla repressione sono discordanti ma tutte concordano su una strage in corso: Iran Human Rights ha confermato 648 morti, ma fonti interne e attivisti parlano di un bilancio reale che potrebbe superare le 6.000 vittime, occultate dal blackout quasi totale di internet. Testimonianze agghiaccianti riferiscono di “pile di cadaveri” negli obitori e di agenti dei Basij che aprono il fuoco su folle disarmate.
Nonostante la minaccia di un intervento militare USA, confermata dal Pentagono che ha già presentato i piani d’attacco a Trump, resta aperto un sottile filo diplomatico. Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha confermato contatti continui con Steve Witkoff, l’inviato speciale di Trump. Teheran si dice “pronta alla guerra ma aperta a negoziati onesti”, offrendo persino di riaprire il dossier nucleare, pur avvertendo che le basi USA e Israele sono “obiettivi legittimi” in caso di attacco.
Il fronte occidentale si compatta contro la leadership iraniana. La presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola ha annunciato il divieto totale di ingresso per i diplomatici iraniani: “Questa Camera non legittimerà un regime che vive di torture e omicidi”.
Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, in visita in India, ha dichiarato che il regime è “di fatto già finito” e che l’Occidente sta assistendo alle sue ultime settimane di vita.
In Italia il Ministro Antonio Tajani ha ribadito la massima pressione per il rispetto dei diritti umani e la moratoria sulla pena di morte, pur precisando che “saranno gli iraniani a decidere il proprio destino”.